La complessità del senso
29 06 2017

La vita possibile

film_lavitapossibileLa vita possibile
Regia Ivano De Matteo, 2016
Sceneggiatura Valentina Ferlan, Ivano De Matteo
Fotografia Duccio Cimatti
Attori Margherita Buy, Valeria Golino, caterina Shulha, Andrea Pittorino, Bruno Tedeschini, Eugenio Gradabnosco, Enrica Rosso, Stefano Dell’Accio, Tatiana Lepore, Dario Delpero, Carolina Cerniauskaite.

L’esemplarità, la sua ricerca, rimanda più al sistema che al metodo. Ivano De Matteo (Gli equilibristi 2013, I nostri ragazzi 2014) continua a cucinare piatti tipici dei nostri giorni, appetitosi per chi si nutre di rispecchiamento, non quello del lontano social/comunismo ma quello del cell & pad. E digeribili, i piatti, per chi compila l’elenco quotidiano delle “tipologie” sulle notizie prese “dalla realtà”. Il risultato, al di là del rituale “signora mia…”, è sostanzialmente tranquillizzante.  Prendi un film e mettici Anna (Margherita Buy) che scappa dal marito violento – nella parte è lo stesso regista, il quale piazza un cazzottone nello stomaco della donna ad apertura di film – e si rifugia dalla vecchia amica Carla (Valeria Golino) portando con sé il figlio Valerio, di 13 anni (Andrea Pittorino, il migliore). C’è un corsivo di De Matteo che può aiutare nella lettura del senso: «Anna sarebbe potuta finire tra le colonne di un giornale, una notizia tra le notizie, il corpo spezzato di una donna che va ad aggiungersi alle centinaia di corpi di donne che ogni anno cadono nelle nostre case, nelle nostre strade…». In altre parole non si tratta di Ombre rosse, né di Vacanze intelligenti. Gli indiani non arriveranno e Albertone, in visita alla Biennale, non andrà a cercare il panino per la moglie. E però, Anna è assennata e amorevole, si trova un lavoro presso una ditta per le pulizie, anche di notte perché comunque ci vuole buona volontà, e cerca in tutti i modi di attenuare il disagio dell’adolescente, bisognoso della figura paterna e annichilito dalla pericolosa scoperta di una passeggiatrice straniera. Carla vorrebbe tanto trovare un senso alla propria avventura di vita, s’inventa simpatie giocose e teatrali (calca ormai senza troppa speranza le tavole del palcoscenico), ha l’impressione che la visita dell’amica col suo figliolo da far crescere possa far bene anche a se stessa. Potremmo dire: frequentativo tendente al simbolico e simbolico tendente alla poesia, ma a che serve?  Si va avanti così, Valerio fa un giro in bicicletta e fa amicizia con un vecchio calciatore di poca fama e molta umanità, Anna sopporta con fermezza morale l’insopportabile corte di uno che non c’entra niente… Non resta che attendere il rinsavimento del marito. La vita è possibile e, come dice la canzone sui titoli di coda, è anche bella. Il ragazzino si diverte a fare l’attore, le due protagoniste tentano un tranquillo “spogliarello” attoriale. Tutto è molto vicino alla “verità”. Ovviamente, anche nel campo dell’arte, la  verità è il problema.

Franco Pecori

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22 settembre 2016