La complessità del senso
29 06 2017

Interstellar

film_interstellarInterstellar
Regia Christopher Nolan, 2014
Sceneggiatura Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Fotografia Hoyte Van Hoytema
Attori Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Wes Bentley, Jessica Chastain, Matt Damon, Mackenzie Foy, Elyes Gabel, Michael Caine, Casey Affleck, Topher Grace, Ellen Burstyn, John Lithgow, Collette Wolfe, Leah Cairns, David Oyelowo, Timothée Chalamet, Marlon Sanders, Andrew Borba, David Gyasi.

Ragionamenti e ipotesi da ricercatori universitari nelle discipline matematica, fisica, astrofisica, filosofia; immagini da film per ragazzi – anche “fantastiche” e grandiose nella realizzazione cinefotografica (l’universo al di là dei buchi neri, i rapporti tra unità dimensionali e coscienza), ma sostanzialmente riducibili al “facile” diegetico, riassorbibili in giochi del già visto nel continuo solving problem spensierato tipico delle invenzioni infantili. La dicotomia impedisce a Christopher Nolan di raggiungere il livello poetico di altri autori ai quali obiettivamente Interstellar ci rimanda, da Stanley Kubric (2001 odissea nello spazio 1968) ad Alfonso Cuarón (Gravity 2013), ma si potrebbe addirittura ripartire dall’inizio, con Georges Méliès (Viaggio nella Luna 1902). Intendiamo, almeno, certi momenti di incanto, che nel film del regista britannico fanno soltanto capolino e soltanto sul versante sonoro, quando al culmine dell’azione emerge il silenzio. Nolan si è mosso sempre con appassionata avidità espressiva nel campo che possiamo chiamare dell’incertezza interpretativa della “realtà”, da Insomnia 2002 a Il cavaliere oscuro 2008, a Inception 2010, nella sfida quasi maniacale dell’indagine, dell’approfondimento “impossibile”. Ora la sfida sembra voler divenire definitiva e in forma di colossal. Il regista esplicita quasi provocatoriamente i riferimenti scientifici del racconto in sequenze che vedono in primo piano professori e tecnici spiegare e discutere ipotesi futuribili per la salvezza dell’umanità. Siamo in un futuro non tanto lontano, le fonti e le forme di sopravvivenza sono ridotte all’attività di base, l’agricoltura, ma nemmeno tale reductio basterà di fronte alla progressiva desertificazione del terreno, l’avanzata della sabbia e della polvere appare ormai implacabile. In tutta segretezza, scienziati e ingegneri astronautici della Nasa sono impegnati a individuare e concretizzare l’estrema soluzione: cercare altri mondi vivibili, lontani oltre Saturno, oltre la galassia. Il tempo, lo spazio, la forza gravitazionale, il problema della durata del viaggio e dell’invecchiamento dei corpi, questioni che s’innestano nelle concezioni tecnologiche fino a sfociare in rappresentazioni fantastiche della coscienza, dentro e fuori di sé. Cooper (Matthew McConaughey), pilota passato all’agricoltura, vedovo e padre dell’adolescente Tom (Timothée Chalamet) e di Murph (Mackenzie Foy), bambina dalla sensibilità spiccata, sempre alla caccia di “fantasmi” di cui sente la presenza in casa, viene scelto per la missione interstellare. Saranno con lui la figlia (Anne Hathaway) del Professor Brand (Michael Caine) e altri due scienziati. Il viaggio li trasformerà. Gia la prima tappa li vede in un luogo dove, per la diversa gravità, un anno di tempo terrestre ne vale ben sette. Non si sa se torneranno mai al punto di partenza, raggiungeranno il Dottor Mann (Matt Damon) in paesaggi grigio-azzurri sterminati e privi di vita, dalla dimensione spaziale si ripiomberà in un corpo-a-corpo tra duellanti. Infine, l’attraversamento di un buco nero sposterà il tutto in una dimensione diversa. Sulla Terra, Tom e Murph sono invecchiati (ora nei panni di Casey Affleck e di Jessica Chastain) attendendo invano il ritorno del padre, il quale, se tornasse, avrebbe 120 anni. Ma già al momento di andare via, nello straziante saluto alla sua piccola, egli sapeva che non avrebbe rivisto i figli. Dunque un’avventura destinata a finire nel nero? Vi pare verosimile? E la famiglia non va salvata? Aspettatevi una “sorpresa” dalla quinta dimensione – magari, andate a ripassarvi il concetto, stando attenti ché la fisica quantica è argine valido alle desondazioni New Age  -. Nel passaggio interiore dello spazio/tempo troverete una stanza dove abita l’Amore. Non disperate se dovrete assistere allo spettacolo del disfacimento dei corpi – del resto, fin dalla prima sequenza s’era vista un’anziana signora raccontare di suo padre.. -, Cooper/McConaughey, centenario ancora aitante, vi consolerà (viene la tentazione di scambiarlo per un Paul Newman durato nel tempo). E intanto vi sarete divertiti con le ironie del robot Tars, giocattolo gigante smontabile e rimontabile con fantasia. In fondo, il più credibile.

Franco Pecori

Print Friendly

6 novembre 2014