La complessità del senso
28 06 2017

Il medico di campagna

film_ilmedicodicampagnaMédecin de campagne
Regia Thomas Lilti, 2016
Sceneggiatura Thomas Lilti, Baya Kasmi
Fotografia Nicolas Gaurin
Attori François Cluzet, Marianne Denicourt, Isabelle Sadoyan, Félix Moati, Christophe Odent, Patrick Descamps, Guy Paucher, Margaux Fabre, Julien Lucas, Yohann Goetzmann, Josée Laprun, Philippe Bertin, Geraldine Schitter.

Prima di passare al cinema, Thomas Lilti ha esercitato la professione di medico. Dopo l’esordio da regista con il film di formazione Hippocrate (2014), approfondisce ora il tema della medicina con attenzione particolare a un aspetto sociale spesso trascurato. La progressiva “desertificazione” delle campagne comporta anche il diradamento dei medici. Il medico di campagna è presenza sempre più rara (si parla della Francia ma il quadro è estensibile) mentre il criterio della ospedalizzazione è andato sostituendo quello delle cure a domicilio. La figura del protagonista, il dottor Jean-Pierre Werner (François Cluzet), rappresenta insieme il tempo perduto e un futuro ri-auspicabile, per un recupero della dimensione umana della scienza medica. L’esempio più toccante nel film è nel personaggio del vecchio paziente (Guy Faucher) in fin di vita che Werner “rapisce” dall’ospedale e riporta a casa per farlo morire nel suo letto col suo cane fedele accanto: è la sintesi emotiva ma anche lo stimolo più efficace a riarticolare un pensiero attuale sulla funzione dell’assistenza medica nel territorio. Il film ha una sua complessità, per quanto non esibita, non facilmente riducibile a momento espositivo. Alcuni elementi essenziali possono essere: la grave malattia di cui soffre lo stesso Werner e per la quale gli viene affidato un aiuto, la diversità dei casi da affrontare al di là della cura tecnico-scientifica (si va dall’autismo all’incidente da pronto soccorso), i disagi ambientali della campagna, con vaste zone da coprire nelle condizioni più disagevoli per chi non abbia esperienza di vita lontana dalla città. Lilti ha il merito di risolvere tale “casistica” in un realismo ben controllato ed equilibrato, misto efficace di ragionevoli emotività incentrate nei due personaggi principali, il medico di campagna e la sua aiutante, Nathalie Delezia (la bravissima Marianne Denicourt). La dottoressa, di nuova esperienza, viene accolta bruscamente, ma saprà conquistare la fiducia di Jean-Pierre attraverso successivi momenti di attuazione pratica dei princìpi fondamentali della professione applicati al contesto. Il film è una continua lezione sulla dimensione umana del medico, medico globale, e sulla sua capacità di contenere o perfino sacrificare le proprie pulsioni individuali per mettere tutta la personalità al servizio della salute altrui. Sottintesa e mai resa esplicita, ma ben avvertibile durante il racconto, l’evoluzione del rapporto tra Werner e la sua aiutante, apprendista anche sentimentale. E se si vuole, la tensione verso una società diversa, adatta ad accogliere e nutrire le istanze contenute nel film.

Franco Pecori

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22 dicembre 2016