La complessità del senso
24 06 2024

Oppenheimer

Oppenheimer
Regia Christopher Nolan 2022
Sceneggiatura Christopher Nolan
Fotografia Hoyte Van Hoytema
Attori: Cillian Murphy, Emily Blunt, Matt Damon, Robert Downey Jr., Alden Ehrenreich, Scott Grimes, Jason Clarke, Kurt Koehler, Tony Goldwin, John Gowans, Macon Blair, James D’Arcy, Kenneth Branagh, Tom Conti, Harry Groener, Gregory Jbara, Ted King, Tim DeKay, Steven Houska.

Della Bomba Atomica possiamo leggere e studiare le voci delle enciclopedie, i testi di storia contemporanea. E sulla vita di Julius Robert Oppenheimer, lo scienziato americano  che rese possibile la realizzazione del primo ordigno nucleare (progetto Manhattn, 1942-45), non mancano informazioni. Al testo biografico di Kai Bird e Martin J. Sherwin, Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica. Il trionfo e la tragedia di uno scienziato (Pulitzer 2005, uscito in Italia da Garzanti) si è rivolto Christopher Nolan per il film con cui, pur rispettando la traccia biografica, il regista trasmette un sentimento e ne fa il cuore dell’opera. È un sentimento di paura, un senso di strapotere, di vittoria/sconfitta, di fine del mondo, di responsabilità morale prospettica e non cancellabile, sentimento che va oltre le vicende psicologiche, pur complesse, vissute da Oppenheimer in persona nell’appassionato lavoro di ricerca e nel duro impatto con le strutture scientifiche/politiche del periodo (seconda Guerra Mondiale). È ancora in ballo, qui, dopo il successo di Dunkirk (2017), il problema estetico generale del cinema, del trasferimento e della riformulazione del senso dal “reale”, un reale pur drammatico e spettacolare, al percettivo, all’interno di una sintassi soggetta alle regole del set, della ripresa, del montaggio. Nolan opera in profonda coerenza: il passaggio dal “campo di battaglia” del film sullo sbarco in Normandia al duro scontro tra coscienza scientifica e attuazione pratica della ricerca, non segna distanze negli esiti emotivi, né sotto specie di impegno interpretativo nella visione. Ciò che “accade” nel film è comunque il racconto/montaggio di fatti/condizioni, di corrispondenze interne non-casuali. Per stare a Oppenheimer (diretto e anche scritto da Nolan, sceneggiatura ben lontana dalla cifra standardizzata di un lavoro biografico), il film è il personaggio, come Dunkirk era il film. Perfetta, dopo Inception (2010), la scelta di Cillian Murphy, attore che ci permette di non imprigionarci nel “biografico” mentre ci invita a stare con lui nei momenti difficili del coniugare scienza e pratica. Hiroshima e Nagasaki ci sono perché non si ri-vedono, si vedono invece le deformanti immagini psichiche che intaccano la coscienza del protagonista, interpunzioni dello script, senza trapassare nel “soggettivo”, proponendosi invece come indicatori estetici di problematicità storica. E si vede molto bene il test Trinity del 16 luglio 1945, prima esplosione atomica della storia.  Si esce turbati dal senso di attualità soprattutto culturale (Picasso, Einstein e Stravinsky non sono estranei, se cultura non è, come sembra sempre più spesso, una parolaccia), in senso pieno. Difficile restare ancorati a un generico orrore per il pericolo di una fine del mondo in seguito all’uso dell’arma totale. Si avverte, risvolto essenziale, la necessità di passare, al più presto, dal “signora mia, dove andremo a finire”, a ipotesi ragionate sul tipo di società necessaria per il futuro del mondo.

Franco Pecori

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23 Agosto 2023