La complessità del senso
19 05 2019

Natale a 5 Stelle

Natale a 5 Stelle
Regia Marco Risi, 2018
Sceneggiatura Enrico Vanzina
Fotografia Enrico Lucidi
Attori Massimo Ghini, Ricky Memphis, Martina Stella, Paola Minaccioni, Massimo Ciavarro, Andrea Osvárt, Riccardo Rossi, Biagio Izzo, Ralph Palka.

La vita e la politica e l’arte si copiano: mimesi della mimesi della mimesi, non si finisce. Forse si finisce quando qualcuno conclude che “la vita e la politica sono la stessa merda”? Potrebbe sembrare, ma è probabile che possa essere una conclusione affrettata. È pur vero che la troviamo in chiusura del film, però non si sa mai, un altro film si potrà sempre fare. Incartato in una carta-regalo natalizia, il lavoro di Marco Risi, eseguito nel rispetto della recente scomparsa di Carlo Vanzina, con il solito e apprezzabile contributo di Enrico Vanzina per la sceneggiatura, sembra mirare a un rinnovamento non trascurabile della filosofia del cadeau infiocchettato per le Feste. Tanto per cominciare, la commedia italiana attinge direttamente e senza timidezza a un maestro britannico, quale Ray Cooney, autore di farse teatrali di grande successo, fondatore della compagnia Theatre of Comedy. A Cooney si deve il soggetto della commedia Out of order, passata in Tv nel 1986 col titolo Se devi dire una bugia dilla grossa (vecchio motto socialista), direzione di Pietro Giovannini e regia di Eros Macchi (con Riccardo Garrone, Johnny Dorelli, Paola Quattrini, Gloria Guida). Garrone aveva il ruolo di viceministro socialista degli Interni, Dorelli era il suo segretario. E veniamo a Massimo Ghini, Primo Ministro di un governo più vicino a noi, molto più vicino. Nei panni di Franco Rispoli, Ghini capeggia la delegazione italiana in visita ufficiale in Ungheria. Sono in agenda i soliti incontri, politica e diplomazia, ma il Premier ha in programma soprattutto piacevoli momenti da trascorrere in compagnia di Giulia Rossi (Martina Stella), giovane deputata dell’opposizione. Nelle lussuose stanze del Grand Hotel di Budapest accadrà di tutto, finestra-ghigliottina (“fuori servizio”), armadio dove nascondere cadaveri, sorprese inaspettate di Jene televisive (Riccardo Rossi) e di mogli ingelosite (Paola Minaccioni), comunque pronte a improvvisate trasgressioni. Il Premier avrà un bel da fare nel rendere meno difficile il piacere di un incontro che almeno in ipotesi avrebbe dovuto essere non molto più problematico di quello politico tra gialloverdi e democratici (Si sente nell’aria “un Nazareno 2 e non lo sa nemmeno Travaglio”). Nei pasticci è soprattutto Walter Bianchini (Ricky Memphis), l’assistente personale di Rispoli. Su di lui il suo capo riversa il compito di risolvere ogni situazione, anche la più imbarazzante. Tra l’altro, Walter ha una mamma asfissiante, la quale da casa lo tempesta di telefonate ricordandogli anche l’origine comunista. La scena, da teatro a cinema, resta sostanzialmente la stessa – unità di luogo e di azione con gli opportuni adeguamenti – e il meccanismo della farsa, con le trovate a catena e un senso dell’assurdo radicato nella “realtà” molto ravvicinata, ha un buon ritmo. Gli attori, specialmente Ghini e Memphis, se la cavano al paragone con presenze ormai mitiche, quali il Garrone e il Dorelli. Bravo Risi a non rinunciare alla propria vena d’impegno non docile, anche nella parafrasi dettagliata del quadro politico attuale. Soltanto, la trovata finale, con Franco e Walter affacciati sul Danubio, rassegnati alla parità, con quella battuta della “stessa merda” senza nemmeno un aggettivo che ci rasserenasse un po’ su possibili distinzioni, ci condanna a un futuro dal colore incerto.

Franco Pecori

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7 dicembre 2018