La complessità del senso
18 07 2018

Ogni giorno

Every Day
Regia Michael Sucsy, 2018
Sceneggiatura Jesse Andrews
Fotografia Rogier Stoffers
Attori Angourie Rice, Justice Smith, Owen Teague, Maria Bello, Debby Ryan, Lucas Jade Zumann, Jacob Batalon, Colin Ford, Michael Cram, Amanda Arcuri, Karena Evans, Jeni Ross, Hannah Alissa Richardson, Nicole Law, Rory McDonald, Katie Douglas, Ian Alexander, Jake Sim, Sean Jones.

Bisognerebbe poter bloccare la nostra vita per parlare del singolo momento, ma sarebbe una biologia paranormale. Meno in generale, Rhiannon (Angourie Rice), sedicenne, ha un ideale d’amore, lo chiama “A” e lo incontra ogni giorno. Soltanto, le resta difficile distinguerlo perché il suo Amore ha ogni volta l’aspetto di un ragazzo diverso. Stare con uno e con tutti? Come fare ordine tra individuo e tipologia? L’andamento del film è da commedia non impegnativa, certo sul tema del “vero amore” vien voglia di scherzare, specialmente se si tratta di una storia adolescenziale. Tuttavia il tema della formazione può andare ben al di là per periodo transitorio della fascia d’età specifica. E allora, il problema di Rhiannon diviene il senso da dare al cosiddetto amore vero, alle sue caratteristiche. Mentre certi caratteri delle singole persone possono sembrare puramente esteriori, le belle spalle, lo sguardo, il colore della pelle, il modo di parlare e via dicendo, sarà comunque difficile – per non dire impossibile – farne un’unità complessiva e unica, di cui la ragazza protagonista del film possa dire: “È lui!”. Sperando che di mezzo non vi sia Satana in persona, la “presenza” dell’Attrazione ideale, è soprattutto un problema di libertà nella scelta e di coscienza di sé. Vediamo, giorno dopo giorno, ripetersi nella ragazza la sensazione piacevole di un incontro gradevole, di una soluzione anche fisica che può avere il suo riscontro ben reale: si crea una traccia, il personaggio si configura. Ma il giorno dopo sarà un altro giorno e l’ideale di Rhiannon sarà un altro, apparirà ai suoi occhi in una veste diversa. Vaghezza dell’identità, difficoltà nella scelta, trasferimento della configurazione, resistenza dell’Ideale. Michael Sucsy, dopo La memoria del cuore (2012), continua a indagare la dimensione interiore degli affetti, nella dialettica dell’ideale imprescindibile dal “riconoscimento” di una memoria configurata e variamente persistente: una “banca dati” che va a formare ogni giorno il nostro bagaglio di preferenze. “Mai la stessa persona due volte – dice tra sé la protagonista -, eppure so cosa rende ogni persona diversa e ciò che rende tutti uguali”. Il regista gestisce con la giusta disinvoltura il gioco delle sembianze varianti per cui Justin (Justice Smith), il ragazzo della protagonista, si trasforma continuamente presentandosi a lei secondo diverse configurazioni. Il risultato sarà di spingerla ad andare oltre, nella convinzione che vi sia, al fondo, un livello di verità. La storia è leggibile anche, forse soprattutto, dal punto di vista di Justin, ragazzo ogni giorno diverso. Gradevole e scorrevole, il film soffre un po’, specie nella fase centrale, di una trasparenza del gioco che ne attenua il feeling interno. 

Franco Pecori

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14 giugno 2018