La complessità del senso
17 10 2017

Nessuna qualità agli eroi

film_nessunaqualitaaglieroi.jpgNessuna qualità agli eroi
Paolo Franchi, 2007
Bruno Todeschini, Elio Germano, Irène Jacob, Maria De Medeiros, Paolo Graziosi, Mimosa Campironi, Alexandra Stewart, Rinaldo Rocco.

Antonioni, va bene. Chiaro. Ma senza sentimento. E Antonioni non è complicato. Tutt’altro. E’ molto semplice, solo che si accetti lo speciale sguardo che non fa differenza tra gli “oggetti” (persone e cose) e li tratta con equivalente “dignità”. Con Franchi, siamo a scuola. La chiave psicoanalitica, nel tentativo (ambizione) di entrare nel profondo dei personaggi, produce un effetto “mistero” più vicino al quiz (noir esistenziale è la formula) che all’impulso estetico e l’incastro ellittico delle sequenze denuncia il distacco, la fredda determinazione dell’autore (sì, perché di cinema “d’autore” si tratta), di esibire una posizione non-ingenua rispetto alla materia, alla sostanza del contenuto. Gli ingredienti sono congrui. Bruno (Todeschini), il protagonista, vagola un po’ imbambolato per le vie, gli uffici, le camere da letto (una moglie ce l’ha, Anne/Jacob, ma col suo “riserbo” la fa soffrire fino a costringerla a salutarlo), addossandosi (letteralmente, nel senso del corporale) la responsabilità di una specie di disperata afasia (dall’accento francese/svizzero, però). Il coprotagonista (Luca/Germano), complementare (attenzione, non è una parola a caso), è molto nervoso, si muove a scatti, da una crisi di panico all’altra, smozzicando man mano frasi sconnesse sul suo rapporto col padre. Ne fa le spese la sua ragazza (Elisa/Campironi), giovane, inconsapevole e violentata in diversi modi. E per Bruno è una persecuzione, il giovane gli sta alle costole, se lo ritrova sempre più spesso accanto – cominciamo anche a sospettare che Bruno si stia facendo male da solo… Tutto nasce dalla difficoltà di restituire ad un usuraio la somma avuta in prestito. Oppure dalla notizia, avuta dal medico, di non poter avere figli. Sterilità e odio del padre (il padre pittore, che usava le impronte dei figli – Bruno ha una sorella, Cécile/De Medeiros, la va trovare, cosciente di una complicità che dobbiamo immaginare – per il suo capolavoro, “Nessuna qualità agli eroi”, da lui stesso detestato) vanno a formare la metafora centrale, sempre più trasparente col passare dei minuti (102). Pericolo di pennichella non ce n’è, la musica e tutto il sonoro danno forza (molta) ai passaggi e agli attacchi, rammentandoci che il filo va seguito senza distrazioni. Interessanti anche i titoli, di testa e di coda, con una loro discrezione, di corpo piccolo sul nero.

Franco Pecori

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28 marzo 2008