La complessità del senso
19 08 2017

Manchester by the Sea

film_manchesterbytheseaManchester by the Sea
Regia Kenneth Lonergan, 2016
Sceneggiatura Kenneth Lonergan
Fotografia Jody Lee Lipes 
Attori Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hedges, Gretchen Mol, C.J. Wilson, Hearther Burns, Tate Donovan, Josh Hamilton, Anna Baryshnikov, Matthew Broderick, Liam McNeill, Tom Kemp, Ben O’Brien, Mary Mallen, Quincy Tyler Bernstine, Chloe Dixon.
Premi 2017 Oscar: Casey Affleck at., Kenneth Lonergan sg.

Due spettatori all’uscita dello spettacolo: «Non c’era una parola che gli andasse bene». Si riferivano a Lee Chandler, il protagonista, al suo comportamento dubbioso, compresso, sofferente di fronte alle “normalità” del vivere. Manchester by the Sea non è un “film”, da cui l’interessante incomprensione. Il ruolo sostenuto da Casey Affleck – Golden Globe 2017 per il miglior attore drammatico, in attesa di un Oscar di cui si mostra degno – corrisponde a un personaggio complesso e in-compiuto (sceneggiatura esemplare, dello stesso regista), la cui importanza verso la trama è minore e la cui essenza è soprattutto funzionale al tema sotteso al narrato. Kenneth Lonergan (Conta su di me 1999, Margaret 2011) non ama la progressione, da questo lato fa pensare ad Antonioni, all’indifferenza per la scala di valori diegetici, alla sensibilità dell’ultra-osservazione, che dai dettagli suggerisce altri dettagli senza puntare alla metafora, né minima né universale. Non è un film, è un film drammatico in quanto componente del cinema, di un cinema in cerca della propria essenza, del proprio non-valore non-documentario; è un film immedesimato nel proprio dramma di un’impotenza narrativa, rispetto al filo logico del romanzo e rispetto al filo illogico del “documento”. È vero, nessuna parola – ma nel senso del rapporto strutturale Langue-Parole – va bene; o meglio, non sarà mai “ok”, non potrà esserlo finché, per convenzione forzosa, non si deciderà di usarla per ciò che è.  Il dramma del film è nel con-testo tra i codici e la “vita”, la vita nei suoi momenti in-differenti e in-significanti e negli squarci drammatici che “sembrano” determinarne la svolta o le svolte. L’incendio della casa, l’addìo alla famiglia, le “sponde”, i riferimenti della famiglia, padre, fratello maggiore, moglie, cognata, semplici pazzie, complicati silenzi, una barca, la pesca di un pesce nell’infanzia, il peso di un’eredità affettiva piombata sul collo irrimediabilmente, faccende da sbrigare, divani-letto da approntare con inutilità, discorsi non-risarcitori in ossequio alle convenzioni. Si può andare avanti e il senso di tutto è nella difficoltà a tirare il filo, perché il tema è uno solo: vita e codici, cortocircuiti da controllare perché il cuore non si fermi. Il cuore del fratello di Lee si ferma e tutto sembra cambiare. Sembra. Lee lavora a Boston, custode di condomini, lo chiamano a Manchester perché Joe se n’è andato per sempre e ha lasciato detto che dovrà essere lui il tutore legale di Patrick (Lucas Hedges), nipote sedicenne. E’ una parola! Già, ma non sarà mai soltanto un problema di organizzazione di vita (anche, certo), sarà un codice in più da relazionare al setaccio che filtra in trasparenza, su è giù per la scala delle scelte e lungo il cammino delle combinazioni, i rapporti di difficile combinazione, tra dettagli e prospettive, nella disillusione – anche benefica, perché no? – delle inadeguatezze singolari. Non è un film perché, quando si riaccendono le luci in sala, nemmeno noi troviamo una parola che ci vada bene. [Festa del Cinema di Roma 2016, Selezione Ufficiale]

Franco Pecori

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16 febbraio 2017