La complessità del senso
18 12 2017

Il libro di Henry

The Book of Henry
Regia Colin Trevorrow, 2017
Sceneggiatura Gregg Hurwitz
Fotografia John Schwartzman
Attori Naomi Watts, Jaeden Lieberher, Jacob Tremblay, Sarah Silverman, Lee Pace, Maddie Ziegler, Dean Norris, Tonya Pinkins, Boddy Moynihan, Geraldine Hughes, Maxwell Simkins, Jackson Nicoll, Donnetta Lavinia Grays, Mary Joy.

“Se una persona fa male a un’altra…”: è la domanda che frulla nella testa di Henry, 11 anni (Jaeden Lieberher), intelligenza molto precoce. Il bambino studia, sperimenta, prende appunti, fa calcoli, progetta. Il suo fratellino più piccolo, Peter di 8 anni (Jacob Tremblay), pende dalle sue labbra, i due si chiudono spesso in una baraccola vicino alla casa, dove nascono progetti, si realizzano costruzioni e meccanismi. Siamo in una piccola città della provincia americana. La mamma Susan, single (Naomi Watts), lavora da cameriera in una tavola calda e assiste ammirata ai prodigi del figliolo. Henry la tratta come fosse lei la figlia. Il ragazzino non fa in tempo a innamorarsi della compagna di classe Sheila (Sarah Silverman) che comincia ad avvertire dei fastidi alla testa e rapidamente dovrà lasciare la compagnia. Ma avrà comunque potuto notare che Sheila, figlia del poliziotto della casa accanto, ha dei problemi in famiglia. Susan potrà leggere il libro di appunti e suggerimenti dettagliati che Henry le ha lasciato. Si tratta di un programma precisissimo per liberare Sheila dalla minaccia del padre. Tutto andrà fatto al millimetro e al minuto secondo, ci vorrà il binocolo e un fucile col cannocchiale. Come finirà? Non sarà un’azione meccanica, la suspence deriverà anche e soprattutto dalla dimensione interiore della vicenda. La malattia del bambino – altra faccia, fatale, della sua straordinaria intelligenza? -, la sofferenza in ospedale, la separazione dolorosissima dalla mamma e dal fratellino formeranno sostanza e prospettiva ideale per un’azione “telecomandata” in funzione morale, secondo una “regola” che va oltre le leggi della sperimentazione ingegnosa e attraversa distanze e vicinanze che uniscono e/o separano persone anche vicine, anche di famiglia. Il film ha la forma del thriller. Colin Trevorrow, il regista di Jurassic World 2015, gli dà sfumature e collegamenti complessi sul versante del discorso etico, non risolvibili troppo facilmente. Intelligenza, cuore, regole morali e sociali vanno a formare un reticolo entro cui è difficile muoversi senza problema. Il thriller è più in questa dimensione che non nello svolgimento meccanico del film. E al dunque, la vicenda riguarda soprattutto un bambino il quale non accetta dentro di sé che qualcuno gli dica: “No, sei solo un bambino”. 

Franco Pecori

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23 novembre 2017