La complessità del senso
18 10 2017

La solita commedia – Inferno

film_lasolitacommediainfernoLa solita commedia – Inferno
Regia Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Martino Ferro, 2015
Sceneggiatura Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Martino Ferro
Fotografia Marco Bassano
Attori Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Tea Falco, Marco Foschi, Paolo Pierobon, Gian Marco Tognazzi

Oggi la vita è un inferno, tanto che dell’Inferno, quello descrittoci da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, è andata in crisi la struttura, l’elenco dei peccati non corrisponde più alla situazione attuale e Caronte è in difficoltà nel “mandare” nei vecchi gironi i nuovi peccatori che si presentano al suo cospetto. Provate ad affacciarvi al bar alle 8 di mattina o a mettervi nel traffico della grande città all’ora di punta, oppure mettetevi in fila alle casse di un supermercato, o a guardarvi attorno mentre camminate per la strada e siete invasi ad ogni angolo da mille avvisi pubblicitari; per non parlare di cosa succede normalmente in un qualsiasi condominio e per non accennare più di tanto alla moda della movida sfrenata, che dire obbligatoria è ancora dir poco. Lucifero/Biggio non sa che pesci prendere e ricorre direttamente a Dio/Pierobon. Per la verità non lo trova molto in forma: l’ambiente dove il Capo ha la scrivania è bianco e candido, ma la Persona mostra di avere visibili disturbi, fuma, beve e s’impasticca, tanto che il Diavolo, premuroso come un fratello minore, gli consiglia di contenersi. Dalla tumultuosa riunione plenaria dei Santi viene comunque fuori la trovata di affidare all’Alighieri il compito di rivisitare i vizi e i peccati della gente e proporre una ristrutturazione dei luoghi di pena. Dante/Mandelli scende giù e si appalesa tal quale lo abbiamo conosciuto nelle raffigurazioni antiche, trova un nuovo Virgilio nel Biggio multiforme e paziente che si presterà ad accompagnarlo nell’inferno quotidiano attuale. Saranno una novantina di minuti stra-volgenti, mitragliate continue di situazioni tanto riconoscibili quanto imbarazzanti per il loro carattere di spietato rispecchiamento della nostra vita comune. Non vi sarà un solo spettatore che possa sottrarsi all’identificazione in uno o più comportamenti e/o situazioni “infernali”. La rappresentazione è ben articolata e scandita in scenette tagliate secondo simpatica corrispondenza con il cosiddetto Reale. Una vergogna per tutti, ma anche un modo divertente, al dunque, per trovare indulgenza proprio nel divertimento proposto dai due brillanti protagonisti, forti come sono delle proprie referenze radiotelevisive. Specchiarsi e rispecchiarsi, senza domandarsi. Sembra questa la ricetta. Non sarà certo tutta colpa di Vasco, povero, messo a confronto, proprio in coda, col verso dantesco.

Franco Pecori

Print Friendly

19 marzo 2015