La complessità del senso
24 08 2017

Al di là delle montagne

film_aldiladellemontagneShan He Gu Ren
Regia Jia Zhang-Ke, 2015
Sceneggiatura Jia Zhang-Ke
Fotografia Nelson Yu Lik-wai
Attori Zhao Tao, Zhang Yi, Liang Jing Dong, Dong Zi-Jian, Sylvia Chang, Han Sanming.

Dopo il Leone d’Oro di Still Life (2006) e dopo il premio alla sceneggiatura de Il tocco del peccato – A Touch of Sin (Cannes, 2013), ancora (dal concorso di Cannes 2015) lo spettacolo del divenire epocale in Cina. Il regista scandisce il passare dei decenni partendo dal 1999. Per l’Europa il passaggio all’euro coincideva con le ottimistiche prospettive del nuovo Millennio, mentre il Neorealismo italiano era già da molto passato alla storia, ampiamente digerito in forma di commedia. Il dissidente Jia Zhang-Ke sottolinea il punto di partenza del film con una vistosa scelta tecnico-formale, racchiudendo la prima parte del racconto nello schermo quadrato del cinema classico. Ed è un rimando forte al ritardo complessivo di quel lontano paese, ora non più così lontano. Lo sguardo della cinepresa non abbandonerà comunque, fino all’ultimo, l’esplicito intento di osservazione critica, culturale e politica, verso il mondo circostante, un mondo che rapidamente si evolve (parola di cui non intendiamo assumerci qui responsabilità) a tutti i livelli e in tutte le direzioni. Il dramma sentimentale vissuto dalla protagonista Tao (Zhao Tao), semplificato inizialmente quasi a livello di fumetto, si trasforma man mano in un’indicazione più ampia, di tipo socio-antropologico, tanto da farne approdare la conclusione addirittura in Australia, mito moderno di nuove opportunità di vita. Tao ha dovuto/voluto scegliere tra due suoi innamorati: Zhang (Zhang Yi) era già proprietario di una “stazione di servizio” per automobili e, rampante, prometteva un ricco futuro, Liangzi (Liang Jing Dong) era operaio in una malandata miniera di carbone. Simbolicamente, Zhang compra la miniera per divenire padrone del rivale in amore. Tao sembra vacillare ma poi il sentimento lascia il passo alla “sistemazione”. Il filo del destino non sarà corto (131 minuti il film) e il regista avrà modo di ospitarci nella visitazione progressiva di un mondo che se ne va, con le sue tradizioni e con le sue nuove ambizioni, per lasciare il posto a orizzonti tecnologici e a possibilità di welfare finalmente paritarie col resto del pianeta “avanzato”. Tao (notevole l’interpretazione di Zhao Tao) sarà madre cosciente, disposta a lasciare il figliolo, Dollar (Dong Zi-Jian), alla vita agiata che il padre ormai gli assicura, al di là non solo delle montagne, ma dell’Oceano. Siamo nel 2014, in Australia, “Le montagne possono muoversi”, dice il titolo originale. Nell’ultima parte, qualche scricchiolio di assestamento delle sequenze in una narrazione che rischia lo schematismo. Ma la dignità formale non è perduta. [Designato  Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI]

Franco Pecori

 

 

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5 maggio 2016