La complessità del senso
24 04 2024

May December

May December
Regia Todd Haynes 2023
Sceneggiatura Samy Burch
Fotografia Christopher Blauvelt
Attori Natalie Portman, Julianne Moore, Charles Melton, D.W. Moffett, Cory Michael Smith.

Il Paradiso è ancora lontano, nella società, nella psiche, nella Storia. E si traduce nel volto, nella maschera – la cui perfezione si mantiene specificamente irraggiungibile – di Julianne Moore. Far From Heaven 2002, Carol 2015 e ora (dal concorso di Cannes 2023), la distanza sociale, mentale e culturale tra epoche e situazioni di vita resta difficilmente colmabile, proprio come nel modo di dire: Maggio-Dicembre. Le stagioni lontane possono produrre, a contatto, cortocircuiti e voragini, discrasie, nelle persone e nei loro mondi. “Mio padre – racconta Gracie – mi diceva: Lascerai questa casa o in un velo o in una cassa”. Quella casa era in una piccola città del Sud. Donna già moglie di un uomo grande e madre ben conformata, Gracie avrebbe avuto da vivere un’altra storia, che l’avrebbe fatta protagonista di uno scandalo sui media. Fece epoca, nei primi anni Novanta, il suo divorzio e la relazione con Joe Yoo, adolescente di origine coreana, tredicenne. Amore travolgente, altri figli, giunti all’età del college mentre Joe, ancora giovane, si dedica alle farfalle. Ed ecco entra il Cinema. Quella storia lontana e vicina merita un biopic. Elizabeth Berry (Natalie Portman), attrice sulla cresta dell’onda, dovrà immedesimarsi in Gracie e, per entrare al meglio nella parte, ottiene dalla produzione di recarsi per qualche giorno proprio a casa della reale protagonista. Parlerà con lei, avrà le sue confidenze, potrà immedesimarsi nella vicenda. La stessa locandina del film di Haynes fa chiaro il progetto e ne segna la riuscita. Vicino e lontano. Elizabeth è vicina a Gracie, non tanto lontano è ancora quel mondo “passato/presente”, che segna ancora la distanza da colmare, tra vecchi e nuovi sentimenti, tra libertà delle pulsioni e vincoli comportamentali, usanze e conformità morali, passione e costrizione, consenso e soggettività. “Perché hai sposato Tom?”, domanda l’attrice a Gracie: “Ero giovane – risponde la protagonista – e lui sembrava perfetto sulla carta, erano altri tempi”.  Profondità in agguato. Il regista non si lascia sorprendere. Elizabeth ha occasione di dialogare con un gruppo di giovani: “Cerco di trovare personaggi che siano difficili da capire in superficie. Sono le zone morali grigie le più interessanti”. A tratti, il film si immerge in profondità della memoria, Gracie ha segreti d’infanzia. Attrazioni normali (“Si fa quel che fanno gli adulti”), coinvolgono Elizabeth verso Tom. Toccherà a lei, anche nel film da girare, immedesimarsi nella lettera che in un giorno ormai lontano – ancora lontano quanto il Paradiso – quella pazzesca madre di famiglia lasciò in segreta eredità al suo amato ragazzino. Superfluo sottolineare l’apporto sublime della Moore e la verosimile trasognante concretezza della Portman. Il contesto vive nei dettagli non esibiti e solidamente presenti, come sempre, nel cinema di Todd Haynes.

Franco Pecori

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21 Marzo 2024