La complessità del senso
18 12 2017

Detroit

Detroit
Regia Kathryn Bigelow, 2017
Sceneggiatura Mark Boal
Fotografia Barry Ackroyd
Attori John Boyega, Will Poulter, Anthony Mackie, Hannah Murray, Jack Reynor, Ben O’Toole, Algee Smith, Jason Mitchell, John Krasinski, Jacob Latimore, Kaitlyn Dever, Laz Alonso, Malcolm David Kelley, Jeremy Strong, Tyler JamescWilliams, Nathan Davis Jr., Peyton “Alex” Smith, Joseph David-Jones, Ephraim Sykes.

Così chiaro da rischiare la trasparenza. Chiaro nei fatti ai quali Kathryn Bigelow attinge. Detroit, 23 luglio 1967, la polizia fa irruzione in un club della 12ma Strada privo di licenza, dove si festeggia il ritorno di alcuni soldati dal Vietnam. I clienti si ribellano, i disordini che ne nascono moltiplicano rapidamente per le strade la protesta che diviene protesta dei cittadini neri e multietnici. Arriveranno anche la Guardia Nazionale e l’Esercito. Alla fine dei tumulti, il 27 luglio, il bilancio è di 43 morti, 1.189 feriti, più di 7.200 arresti, e più di 2.000 edifici distrutti. Il film è sceneggiato da Mark Boal, alla terza prova con la regista californiana, dopo The Hurt Locker (2008) e Zero Dark Thirty (2012). La parte principale tra i poliziotti è affidata a Will Poulter: Krauss è un agente davvero “fuori di testa”, esprime una forte aggressività repressa, un odio viscerale e maniaco, quasi-astratto, contro i neri, un impulso di affermazione al limite della follia. Molto difficile è la situazione per l’afroamericano Dismukes (John Boyega), l’uomo della vigilanza notturna che si trova coinvolto nel crescendo di violenze contro i cittadini e assiste esterrefatto al cumulo di soprusi, torture e trabocchetti perfino teatrali messi in atto da Krauss e dai suoi uomini nel tentativo di ottenere confessioni dai fermati all’interno di un vicino hotel. La scena si è infatti trasferita dai locali del club all’interno dell’albergo dalle cui finestre i poliziotti hanno sentito provenire degli spari. Si trattava di un’innocua pistola, di quelle usate per dare il via alle gare di atletica, ma l’autore dello “scherzo” non riuscirà a dimostrarlo. Ne lui, né gli amici (anche due ragazze) insieme ai quali stava passando una notte allegra, cederanno ai feroci “inviti” a confessare da parte dei poliziotti. Uno degli amici, rifugiatosi occasionalmente nell’hotel a causa dei disordini, è Larry (Algee Smith) un cantante in fuga dal teatro dove stava per esibirsi insieme ai componenti del suo complesso, i Dramatics. La passione per la musica di tradizione afroamericana è còlta dalla Bigelow con esatta pertinenza, serve a sottolineare la dimensione anche culturale delle istanze dei neri e non solo a Detroit. Lo stesso Larry rivendica esplicitamente il valore di un musicista come John Coltrane, portatore di istanze estetiche avanzate, morto a New York il 17 luglio, appena pochi giorni prima delle violenze di Detroit. E sarà Larry, alla fine, a ritrovarsi da solo nella scelta di rifiutare la musica più commerciale, quella “dei neri che suonano per il piacere dei bianchi”. Il jazz di Coltrane non è certo lo Swing danzabile di La La Land. Sarebbe perfino troppo scontato raccontare qui gli esiti formali, le”indagini”, gli interrogatori, il tribunale e tutta la macchina giudiziaria che il film mostra in piena azione nel tentativo di chiudere la vicenda. Rischio perfino di trasparente ovvietà. Ma i neri torturati e uccisi in quelle giornate fanno ancora opacità e la buona tecnica, la passione cinematografica di Kathryn Bigelow raschiano via l’ovvietà, propongono una visione prospettica. [Festa del cinema di Roma 2017, Selezione Ufficiale]

Franco Pecori

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23 novembre 2017