La complessità del senso
20 06 2018

Ore 15:17 – Attacco al treno

The 15:17 to Paris
Regia Clint Eastwood, 2018
Sceneggiatura Dorothy Blyskal
Fotografia Tom Stern
Attori Anthony Sadler, Alek Skarlatos, Spencer Stone, Jenna Fischer, Judy Greer, Ray Corasani, P.J. Byrne, Tony Hale, Thomas Lennon, Paul-Mikél Williams, Lillian Solange Beaudoin, Bryce Gheisar, William Jennings, Jaleel White.

Sacramento è la stessa città della California da cui scappa Julie (Lady Bird, il film di Greta Gerwig prossimamente in uscita) per frequentare il college a New York. Qui la storia è di tre ragazzi, provengono dalla medesima educazione cristiana, religiosa e pedagogicamente soffocante. Clint Eastwood vuole raccontare la prova eroica di Anthony Sadler, Alek Skarlatos e Spencer Stone, quando (storia vera e interpreti veri), il 21 agosto 2015, i tre giovani riuscirono a bloccare l’azione di un terrorista sul treno ad alta velocità diretto da Amsterdam a Parigi. Il regista comincia a raccontare dal 2005 la vita privata di Anthony, Alek e Spencer, alunni di scuola media. Insofferenti alle costrizioni moraleggianti imposte dall’autorità scolastica, i ragazzi si alleano per un’intesa che diverrà importante amicizia. Pur prendendo ciascuno la propria strada, i tre si ritroveranno, dieci anni dopo via-social, per un tour vacanziero attraverso l’Europa: Roma, Venezia, Berlino, Amsterdam. Man mano che il pregresso procede, arrivano flash anticipatori delle scene drammatiche in treno verso Parigi. Lo prendiamo come un invito esplicito a considerare secondo il metodo sincronico il valore di una visione del mondo còlta nella sua articolazione modulistica. Il tutto porta a un senso di stampo francamente reazionario, con una “predica” finale per la quale la parola sarà affidata al Presidente della Repubblica Francese. Si può anche scegliere di leggere il film come un invito dimostrativo a considerare le componenti socio-culturali della vita nella loro griglia strutturale. Ne risulterà un quadro dello stare al mondo in forma di esercitazione per le diverse esperienze. Le quali esperienze, con le loro diverse difficoltà e sfide, vanno a formare un tessuto di pertinenze, funzionali alla conservazione di Valori. In tal senso, parlando semplice, tutto può far brodo, anche i giochi di guerra con le armi giocattolo e gli esercizi per un corpo efficiente in vista dell’arruolamento nei marines. Poco importa se, attraversando l’Europa, si approfitterà della scalinata di Trinità dei Monti per una veloce arrampicata performante; e se, all’interno del Colosseo, ci si potrà togliere la soddisfazione di ripetere come un antico Cesare il gesto del pollice verso. Il gelato veneziano ai frutti di bosco e le birre e le notti in discoteca nel Nord non potranno aggiungere molto alla sensazione che qualcosa d’importante stia per sopravvenire. La stessa madre di Alek, salutando il figlio in partenza, lo fa partecipe di aver “parlato col Signore”, il quale le avrebbe accennato di qualcosa che sarebbe potuto arrivare. Ed è lo stesso Spencer, in un soprassalto della coscienza, a domandarsi se la vita non lo stia “spingendo verso uno scopo più elevato”. Nell’ultima parte, la sete di importanza verrà saziata e come! Non mancano certo a Eastwood le doti tecniche ancora una volta per una regia magistrale e perfettamente “normale” delle sequenze decisive. E infine la consacrazione dell’eroismo antiterroristico, in presenza di bandiere e autorità. Non parliamo di capolavori come Mystic River, Million Dollar Baby, Lettere da Iwo Jima, Flags of Our Fathers, Gran Torino, ma dopo due film come American Sniper e Sully, “cronache” dalle professioni della vita “freddate” nella loro valenza anche civile, questa accentuazione ulteriore sul portato eroico  dell’impegno normale in presenza di un’aria comunque retorica circa le minacce incombenti del Male risulta paradossalmente eccessiva.

Franco Pecori

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8 febbraio 2018