Una notte a New York
Daddio
Regia Christy Hall 2023
Sceneggiatura Christy Hall
Fotografia Phedon Papamichael
Attori Dakota Johnson, Sean Penn
Nei titoli, l’originale è quasi sempre più giusto, più utile per il senso. Daddio, in America, è parola che chiama il padre se usata da bambini, o da grandi per conservare il tono affettuoso verso il genitore. Dad, daddy, daddy-o. Se il figlio/la figlia, anche grande, racconta o ripensa a situazioni, anche “piccoli” avvenimenti e/o solo gesti, in cui entra o entrò il padre, è probabile che un valore vada conservato nell’accento di un rapporto ancora vivo, nella proiezione che già soltanto la parola suggerisce. A Girlie (Dakota Johnson), bionda e circa trentenne, capita di ripensare al padre, a quando un giorno la salutò senza darle la mano – quella mano ruvida – e la vide andarsene di casa insieme alla sorella. Ora la donna esce dall’aeroporto JFK e sale in un taxi verso Manhattan. La cinepresa osserva ed “entra” nella scena. Il tassista, Clark (Sean Penn), carica sul retro il bagaglio, si parte. Lo spettatore resta con i due per tutto il percorso. Un secolo fa poté essere Kammerspiel, cineteatro da camera. Ora potremmo dire Taxispiel! L’autista, maturo, quasi senza darlo a vedere, la sa lunga, è uomo di esperienza e sa parlare con i suoi passeggeri mettendosi in gioco anche personalmente. Può nascerne un dialogo fruttuoso non solo per sé. Con notevole maestria scenica, la regia prescrive riprese strettamente pertinenti, primi e primissimi piani dei due protagonisti che parlano guardando e guardandosi grazie anche allo specchietto retrovisore. L’uomo indaga sulla vita di lei, curioso e anche voglioso di aprire se stesso, man mano, a una nuova (ne avrà certamente fatte altre prima d’ora) confessione, ché serva a conoscere la donna seduta dietro e insieme a farsi conoscere da lei. Sono domande e risposte sulla “vita comune” e man mano sempre più personali e infine “segrete”, fino alle lacrime. La chat nel cellulare che Girlie tiene aperta col suo uomo sposato (grande e con figli), non aiuta, evidenzia contraddizioni, ostacola l’intensa curiosità del possibile nuovo rapporto, ne limita la prospettiva. Il dettaglio della mano di Clark sul volante, le dita ruvide e tamburellanti, scandiscono i passaggi esterno-interno (“sguardi” magistrali senza trasferimento di set), dettando i tempi della reciprocità di un’indagine “non-voluta” e voluta come taxi/vita. La profonda bravura degli interpreti, soprattutto Penn, giustifica l’idea che si può fare cinema anche senza prevedere uno stacco al secondo, in una galassia lontana.
Franco Pecori
19 Dicembre 2024