La complessità del senso
16 10 2018

Pacific Rim – La rivolta

Pacific Rim: Uprising
Regia Steven S. DeKnight, 2018
Sceneggiatura Kira Snyder, T.S. Nowlin, Steven S. DeKnight, Emily Carmichael
Fotografia Dan Mindel
Attori: John Boyega, Scott Eastwood, Jing Tiana, Adria Arjona, Charlie Day, Burn Gorman, Rinko Kikuchi, Karan Brar, Levi Meaden, Daniel Feuerriegel, Zhang Jin, Lily Ji, Mackenyu, Jaime Slater, Cailee Spaeny, Wesley Wong, Sam Kalidi.

Che gioco è se non ci posso giocare, se posso soltanto guardarlo? Il fatto che il gioco sia un video-gioco rafforza l’importanza dell’interrogativo. Valeva per il primo film, di cui si prese la responsabilità nientemeno che Guillermo del Toro (Pacific Rim 2013), qui solo produttore, vale anche per questo “seguito” (e per tutti i videogiochi sul grande schermo). Fatta la premessa teorica, resta il contenuto e bisogna andarlo a cercare, sepolto com’è sotto la montagna di giganti elettrometallici, mostri della misera fantasia rivolta alle traumatizzate impotenze di sognatori gestuali: spianare un grattacielo sfiorandolo con il mignolo è la principale fantasia. Dice: in fondo, non è qualcosa di più fantasioso di quel che si vede spesso nei telegiornali. Già, ma ci vorrebbe un film terzo (non un terzo film, per carità). C’è un buco in fondo al mar. Il Pacifico non è poi così pacifico, spuntano dall’abisso (ah ci vorrebbe uno psicoanalista) i Kaiju, mostri extraterrestri, la cui vocazione è distruggere qualsiasi cosa senza un minimo di riflessione, così d’istinto. Noi terrestri – parliamo del 2035, ma è come se fosse oggi – siamo progrediti ma i nostri Jaeger, al confronto, sono piccole macchine telecomandate ciascuna da due superpiloti, la cui familiarità con l’ologramma, con l’algoritmo frattale modificato e con qualsiasi bottone cliccabile è a dir poco miracolosa. Succede che uno di questi piloti è Jake Pentecost (John Boyega – la serie Star Wars, Detroit). Suo padre fu leggendario eroe, dello stesso ramo, contro i Kaiju (sì, ogni tanto si ripresentano per annientare il mondo, mossi da quale impulso non si sa). Il figlio Jake ha avuto un attimo di smarrimento e si è dato alla malavita, ora però gli è ripresa la voglia di combattere e riprende la preparazione. E allora entriamo in ambiente caserma, disciplina vocazionale, sacrificio programmatico, voce altra, petto in fuori ecc. Ma se siete distratti non ve ne accorgete, il fracasso rimbombante è tale che fuori dall’annientamento ginnico dei robot giganti nulla è significativo. Una traccia di Famiglia è rappresentata da Mako Mori (Rinko Kikuchi), sorella di Jake, un sentore attrattivo maschio-femmina si avverte con la presenza della ragazzina talentuosa, Amara (Adria Arjona), la quale a soli 15 anni costruisce i Jaeger e darà una mano decisiva, vedrete. Il resto è ginnastica elettronica, la poltrona vi vibrerà sotto al sedere, l’urlo feroce degli enormi perdenti non ha altro scopo – e certo, non dubiteremo mica sul destino avverso che li attende – se non di ingigantire la bravura e il coraggio dei Nostri. Fine. Tutto bene, non è successo niente.

Franco Pecori

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23 marzo 2018