La complessità del senso
19 11 2019

Beautiful Boy

Regia Felix Van Groeningen, 2018
Sceneggiatura Luke Davies, Felix Van Groeningen
Fotografia Ruben Impens
Attori Steve Carell, Timothée Chalamet, Maura Tierney, Amy Ryan, Christian Convery, Oakley Bull, Kaitlyn Dever, Stefanie Scott, Julian Works, Kue Lawrence.

“Cosa gli sta facendo la droga e come lo aiuto”? Steve Carell, attore apprezzato in commedie come Una settimana da Dio, 40 anni vergine, La battaglia dei sessi, stavolta è David Scheff, padre nel dramma. Suo figlio Nic (Timothée Chalamet), nato dalla prima moglie Annie (Amy Ryan), è un ragazzo intelligente, bello, con la passione della scrittura e brillante nella vita sociale del college, ma ultimamente è venuto fuori un problema di droga e di droga la più pesante. Giornalista freelance di un certo peso, ben messo economicamente – abita insieme alla nuova moglie Karen (Maura Tierney, dalla quale ha avuto due figlioli, in una bella casa immersa in molto verde, in quel di San Francisco – David rivolge soprattutto a se stesso l’angosciosa domanda, consapevole di essere stato finora un genitore “moderno” (qualche canna insieme a figlio, come tra ragazzi) e anche un padre affettuoso: il titolo del film rimanda alla ninna nanna cantata al suo piccolo per farlo riaddormentare in caso di brutti sogni. Tale associazione di forme ci indica la via di una lettura interpretativa piuttosto fenomenologica, al di là di un disagio accennato, del dover Nic colmare – diciamo così – la distanza tra i due genitori, madre a Los Angeles e padre a San Francisco. Non che il ragazzo abbia con David un cattivo rapporto, ma certo preferisce spesso chiudersi in sé, riempire fogli di strani segni e parole che, in sintesi, si possono riassumere in una battuta proprio di Nic, pronunciata in macchina parlando col padre. Il nemico sarebbe “la stupida realtà quotidiana”. La regia si attarda in un “elastico” insistito tra le sofferenze dei singoli, brave persone, soltanto colpite  da un’avversità forse inevitabile nel mondo d’oggi. Nic entra, esce, rientra nella dipendenza, ripassiamo nozioni di cui bene o male oggigiorno non siamo digiuni. La cifra drammatica del racconto è “incartata” in immagini montate secondo accettabile gradevolezza. Nessun accenno a un possibile concetto di fondo, che la droga non sia un prodotto della natura. Il belga Felix Van Groeningen, già regista di Alabama Monroe – Una storia d’amore (2012), preferisce stare discretamente addosso ai protagonisti. [Festa del Cinema di Roma, Selezione Ufficiale]

Franco Pecori

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13 giugno 2019