La complessità del senso
27 06 2017

La parte degli angeli

The Angels’ Share
Ken Loach, 2012
Fotografia Robbie Ryan
Paul Brannigan, John Henshaw, Roger Allam, Gary Maitland, Jasmin Riggins, William Ruane, Siobhan Reilly, Charlie Maclean, Daniel Portman, William Ruane, Lorne MacFadyen,   David Goodall, Finlay Harris.
Cannes 2012, Prix du Jury.

Dalle botti pregiate dei migliori whisky evapora ogni anno il 2% del prezioso contenuto, è “la parte degli angeli”. Un film sul whisky? Anche, perché no? – sempre che si sia disponibili, come del resto non potrebbe non essere, a cogliere il portato metaforico dei linguaggi relativamente alle diverse circostanze. Senza darlo troppo a vedere, Ken Loach fa un cinema “diretto” solo in apparenza. A prima lettura, il suo sguardo “realistico” sembra cogliere senza troppe mediazioni la vita di protagonisti “presi dalla strada” (usiamo il termine che appartenne al nostro Neorealismo e fu per molto tempo veicolo di equivoci culturali che ci portiamo ancora dietro sotto forma di “commedia”) e in genere ai livelli bassi della società, con problemi di lavoro e sopravvivenza, di emarginazione soprattutto giovanile, immigrazione, integrazione; ma la qualità della rappresentazione artistica – non solo la recitazione bensì tutto l’apporto creativo della componente “cinema” in ciascuno dei film del regista inglese, Leone d’oro alla carriera a Venezia già nel 1994 – dà all’opera un senso ben oltre il valore di “documento” e materia di riflessione e dibattito. I personaggi e le loro situazioni contengono e producono rimandi a un livello di autonomia estetica che mentre proietta i significati in una sfera di rigore e responsabilità morale non disperde la memoria delle radici referenziali da cui trae il primo nutrimento, perfino quando il racconto “esce” in un’area quasi fiabesca e ci porta a respirare gli effluvi di un paradosso beffardo. E’ il caso dei profumi e dei sapori di una mitologia alcolica recuperabile e celebrabile a più livelli parlando e raccontando di distillerie, degustazioni, vendite del risultato della complessa e appassionata trasformazione del malto. Da bevanda tradizionale a supervalore simbolico, il whisky scozzese comporta fasi comunicative che possono mettere a contatto – il film lo dimostra con raffinatissimo e raschiante humor – strati della società e visioni del mondo molto diverse e anche opposte tra loro. Il punto d’incontro è la distilleria del Dornoch Firth, dove è prevista un’asta a cifre sbalorditive. Il broker Thaddeus (Roger Allam) rappresenta le offerte di qualcuno che dalla Russia è attratto dallo status di una botte specialissima, ma il cliente resterà deluso. Ed ecco la mossa geniale di Robbie (Paul Brannigan), il protagonista, giovane dai trascorsi tumultuosi e sofferti, senza lavoro e dal futuro più che mai incerto. Coinvolto in aggressioni per vecchie storie famigliari e perseguitato dal padre di Leonie (Siobhan Reilly), la ragazza che ama e che sta per avere da lui un figlio,  Robbie si è appena salvato dal carcere (il film si apre con una sequenza nel tribunale di Glasgow) e ha conosciuto altri tre giovani dal destino simile, tutti sono condannati a “lavori socialmente utili”. Harry (John Henshaw), il sorvegliante che si cura di loro, è un bravuomo che non disdegna il consumo di whisky, ha preso a cuore il caso di Robbie e lo ha introdotto nel mondo degli intenditori. Per la gita alla distilleria segreta il ragazzo s’è portato dietro la banda, hanno perfino indossato il kilt scozzese e sono pronti ad attuare un progetto ardito. Il valore di quel whisky è troppo alto e favoloso per non attrarre la loro fantasia. Non raccontiamo il “colpo” che Robbie ha in mente, ma va sottolineata la chiave di lettura che il giovane stesso ha della situazione. Dal contatto con la cultura del malto, tradizione ed esperienze che travalicano la materialità del gusto, Robbie trae l’ispirazione per la svolta della propria vita: nella compravendita di quella botte esclusiva è compresa l’occasione per chiedere finalmente un lavoro vero, basato sulle nuove competenze acquisite grazie all’aiuto generoso di Harry e voluto grazie al tenero sentimento paterno venuto a Robbie dalla nascita del piccolo Luke. Il neonato è bellissimo, ha gli occhi azzurri di suo padre, da grande non rischierà il carcere.

Franco Pecori

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13 dicembre 2012