La complessità del senso
18 09 2020

Piccole donne

Little Women
Regia Greta Gerwig, 2019
Sceneggiatura Sarah Polley, Greta Gerwig
Fotografia Yorick Le Saux
Attori Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Timothée Chalamet, Meryl Streep, Laura Dern, James Norton,Bob Odenkirk, Louis Garrel, Chris Cooper, Abby Quin, Tracy Letts.

Come quando si studia la storia. È bene tener presente che due linguaggi si incrociano, quello dell’epoca e quello dello storico che, a distanza di un certo periodo magari lungo o lunghissimo, mette mano al racconto e lo fa “rivivere” secondo un’ottica necessariamente nuova, uno sguardo che comunque si aggiunge, anche a volte sostituendolo, al punto di vista originario. Accettazione o rifiuto, revisione o adeguamento alle nuove possibilità di lettura. Leggere oggi, o meglio rivisitare, un romanzo come Piccole donne, pubblicato dall’americana Louisa May Alcott tra il 1868 e il ’69 e ripreso già dal cinema molte volte dal 1933 (George Cukor), comporta a una scelta di orientamento culturale – diciamo – non occultabile. Tutto si potrebbe fare fuorché non tener conto del passaggio d’epoca. E una regista – ma già attrice, per es. in Mistress America Jackie – come la californiana Greta Gerwig, al secondo film dopo l’interessantissimo Lady Bird (commedia Golden Globe 2018), sembra proprio accogliere tale istanza di maturità interpretativa, puntando ad una trasparenza non effettistica nel riprendere la materia ottocentesca e tradurla in una visione collocabile nel contesto attuale. Il valore del film, recitato benissimo da un cast perfetto, sta nel rispetto del testo di partenza e nella sua traduzione in un film di oggi. Oggi si possono fare anche film non basati sulla post-produzione, sul mascheramento, sull’elettromagnetismo autoreferenziale, sulla falsa obiettività della “fantasia”, film prescrittivi di poetiche “di strato” (superficiale). Questo Piccole donne è un esempio. Costumi d’epoca, scenografia, “aria d’intorno”, è una total immersion negli anni delle Guerra di Secessione. New York c’è ma è lontana, come pure la California. E l’America è un paese grande. La Alcott era nata in una piccola città della Pennsylvania e cresciuta in ambiente radicato nella religione (non entriamo in zona Quaccheri, ché diverrebbe complicato), seppure di  orientamenti piuttosto aperti (il padre era un filosofo). Tuttavia il quadro delle abitudini, dei modi di pensare alla famiglia e al futuro dei giovani, non era certo disancorato dalla tradizione. Per dire, a una figlia di genitori poveri o quasi poveri la zia nubile consiglia di cercare un marito e che sia un buon partito. “Voi però non siete sposata”, tenta di obiettare Jo (Saoirse Ronan) alla sorella del padre (Meryl Streep). “E che c’entra? io sono ricca!”, risponde la donna con ferma convinzione. Jo è una delle quattro figlie della famiglia March. Essendo il padre andato in guerra, in casa sono rimaste solo donne, le ragazze con la madre. Le bambine crescono con vivacità, ciascuna coltivando una passione per il futuro. Non stiamo a ricordare qui lo schema narrativo. Tutto è nella “norma”, cioè nel sistema di codici dell’epoca. E però Jo scrive, ha la passione della scrittura, ha cose da raccontare e prova a pubblicarle. Dovrà fare i conti con un editore che sa bene quel che serve per vendere la narrativa. Jo dovrà essere “concisa e audace”. Greta Gerwig sembra accogliere il consiglio per sé, per il suo film. Ma non in modo meccanico, rigido. Non si tratta di mettere sullo schermo una battaglia di “regole e trasgressioni” con l’illusione di “modernizzare” il vecchio racconto e farne magari una traccia che  rimandi al femminismo dei nostri giorni. Si tratta di dimostrare che il racconto è fatto della propria sintassi e che il montaggio di una sequenza non è soltanto un problema di “tagli” e “giunture” per un andamento un po’ più “nervoso”; né si tratta di eliminare o stravolgere quei tratti del romanzo che possano sembrare, oggi, parte di una concezione della vita non recuperabile – ammesso che si volesse. Gli elementi principali del romanzo restano al loro posto, è la sintassi cinematografica che attinge a un respiro moderno, accogliendo operativamente lo spirito di propensione al futuro già contenuto nella scrittura della Alcott. Il risultato è che, nonostante la discrezione dei toni, il film ci traduce un senso di attualità ben marcato e accoglibile anche a livello di gusto estetico. Molto merito va anche alla scelta del cast, composto essenzialmente da volti la cui attrattiva proviene da una “presenza” cinematografica del tipo Lady Bird, Harry Potter, Lady Macbeth, Chiamami col tuo nome, L’ufficiale e la spia.  Jo, Meg, Amy e Beth non sono “ragazze di oggi”, restano le “Piccole donne” di allora e però evitano la maniera e fanno storia. Più che l’ovvio – se vogliamo – tema dell’importanza del crescere coltivando le proprie passioni e rispettando le proprie tendenze e i sentimenti che meritano di essere vissuti, resta la dimostrazione di un cinema, ancora possibile nel contesto attuale, che rispetti la propria vocazione congenita, di rapporto diretto tra obiettivo e relazione (montaggio). Jo scrive il suo romanzo, Greta realizza il suo film. Semplice.

Franco Pecori

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9 gennaio 2020