La complessità del senso
18 12 2017

Annabelle 2: Creation

Annabelle: Creation
Regia David F. Sandberg, 2017
Sceneggiatura Gary Dauberman
Fotografia Maxime Alexandre
Attori Stephanie Sigman, Talitha Bateman, Lulu Wilson, Philippa Coulthard, Grace Fulton, Lou Lou Safran, Samara Lee, Tayler Buck, Anthony LaPaglia, Miranda Otto, Mark Bramhall, Adam Bartley, Alicia Vela-Bailey, Brian Howe, Brad Greenquist, Kerry O’Malley.

2013, L’evocazione – The Conjuring. 2016, The Conjuring – Il caso Enfield. Storie terrificanti di casi paranormali. Un successo tira l’altro, la paura tira. Il paranormale assicura speranza e difesa da una realtà sgradita o difficile da assumere nella coscienza. Sarà tutto vero? In ogni caso non dovremo esporci più di tanto giacché non saremmo stati noi i responsabili degli orrendi accaduti che “dimostrerebbero” l’esistenza del Male. C’è chi lo chiama Diavolo. Volta a volta, in dimensione “universale”, è stato Auschwitz, è stata un’atomica contro i musi gialli, è stato il botto contro le Torri Gemelle. E nell’intimo degli individui – che però individui assoluti non possono essere mai, almeno in un discorso fattibile – è stato un impulso misterioso prescrittoci da Qualcosa e controllato da Qualcos’altro, misterioso e strano, tanto da non potersi facilmente classificare. E meglio così, forse. Almeno, potremo divertirci al cinema, sperando che la sequela delle continuazioni e dei riavvii ci trastulli ancora per un po’. 2017, Annabelle 2: Creation. Prequel, cioè vediamo un po’ come nasce la storia. Bambole e bambine. Bambole possedute. Ce n’è di che. All’inizio del film, tutto sembra chiaro. Samuel Mullins (Anthony LaPaglia), un artigiano bravo a fabbricare bambole, deve fermarsi con la moglie Esther (Miranda Otto) e con la piccola figlia Annabelle (Samara Lee) lungo la strada per riparare una ruota dell’auto. Il caso malefico vuole che la piccola subisca un brutto impatto, definitivo. Il dolore dei genitori è grande. Dopo 12 anni, i due decidono di offrire la loro grande casa a un gruppo di orfane, bambine e adolescenti, che cercano un posto dove rifugiarsi dopo che l’orfanotrofio dov’erano ospitate è andato in rovina. Non tutta la casa, però. La bella bambola “compagna di giochi” di Annabelle, è rinchiusa in una stanza “proibita” e anche la signora Mullins vive ormai rigorosamente appartata, in un’altra stanza, senza più poter camminare. Difficoltà a procedere la trova pure una delle orfanelle, Janice (Talitha Bateman), a causa della poliomelite a una gamba. Con lei ha giurato di vivere senza mai separarsi la più piccola del gruppo, Linda (Lulu Wilson). La sua non si rivelerà una scelta gioiosa. Con le ragazze c’è Suor Charlotte (Stephanie Sigman), religiosamente dedita all’educazione e alla protezione delle anime. Non potrà fare molto quando gli eventi si  manifesteranno nella loro “reale” materialità. Qui è il punto di non ritorno, la chiave del senso. All’arrivo delle orfanelle, la gran polvere alzata dal pullman lungo la strada che portava alla grande casa, con le ragazze e la suora a bordo, lasciava un po’ simbolicamente presagire un’orizzonte impuro, se non proprio oscuro. Poi, con l’andar delle sequenze secondo un procedere quasi classico senza effetti sussultori e senza ritmi incalzanti (tutt’altro), siamo stati indotti a ipotesi e riflessioni di tipo psicologico, di quella psicologia un po’ meccanica che il cinema specialmente americano ama frequentare. E invece l’horror prende decisamente il sopravvento, iniettando spavento d’effetto, tecnicamente ben realizzato ma distruttivo di qualsiasi piano di ricerca analitica. Il Diavolo non ammette, il Diavolo entra in possesso dei deboli, profittatore nato. Vedrete, insieme al sopravvento di stilemi classici, cala la suspence intellettuale e cresce il “puro” divertimento. Nel match tra psicologia e mistero (para-qualcosa) non c’è partita. Vince il pensiero conservativo. La sequenza finale (non rivelabile) garantisce il prosieguo ancora con un rimando niente-male agli anni Cinquanta. Finita la guerra, finito Hitler, c’è posto per altro da distruggere e per altro da conservare. Regia degna di rispetto, forme estetiche adeguate alla circostanza, con attenzione ai dettagli significativi ma senza inutili insistenze. Effetti horror, nei momenti culminanti, non esagerano nell’inverosimile, supportando un’adeguata contiguità ideale con la configurazione paranormale del tema. Cast ben scelto, ruoli impersonati con animo. Prevedibile successo.

Franco Pecori

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3 agosto 2017