La complessità del senso
09 07 2020

Odio l’estate

Odio l’estate
Regia Massimo Venier, 2019
Sceneggiatura Davide Lantieri, Michele Pellegrini, Massimo Venier, Aldo Giovanni de Giacomo
Fotografia Vittorio Omodei Zorini
Attori Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Lucia Mascino, Carlotta Natoli, Maria Di Biase, Roberto Citran, Michele Placido, Sabrina Martina, Davide Calgaro, Edoardo Vaino, Carlo De Ruggieri, Francesco Brandi, Ilary e Melissa Marzo, Massimo Ranieri.

L’estate, si sa, può essere un problema. Si sono accumulate le insoddisfazioni di un anno e, specie quando l’età matura è in agguato, partire per la vacanza con mogli e figli  può significare il rischio di un impatto esistenziale sopportabile a fatica. A metà tra un ricordo dell’estate scorsa e la probabile inquietudine per l’arrivo della prossima, il sesto film del trio Aldo-Giovanni-Giacomo diretto da Massimo Venier (il primo, Tre uomini e una gamba, è del 1997) accompagna in vacanza tre famigliole ben assortite. Il fatale disguido di un’agenzia “confusionaria” mette insieme in una stessa casa al mare Aldo (Baglio) con la moglie Carmen (Maria Di Biase), il figlio adolescente Salvo (Davide Calgaro) e due bambine (Iraly e Melissa Marzo); Giovanni (Storti) con la moglie Paola (Carlotta Natoli) e la figlia Alessia (Sabrina Martina); Giacomo (Poretti) con la moglie Barbara (Lucia Mascino) e il figlio di lei, il preadolescente Ludovico (Edoardo Vaino). Situazione tipica: personaggi la cui diversità sembra osservata proprio per rilevarne le possibilità di “conciliazione”. Dall’iniziale contrasto di livelli e di modi si andrà verso un’intesa non generica né troppo superficiale, dovuta alle caratteristiche autentiche delle figure in campo. I tre protagonisti principali tornano al grande schermo nel pieno delle loro espressioni, ben diversificate e significative nei dialoghi e nei comportamenti, sul filo di tipizzazioni non scontate e capaci di una sufficiente “stabilità”. I tre caratteri, ben diversi e assortiti come nei migliori momenti della triplice carriera, riflettono modi di sentire la vita oggi senza cedere alla piattezza di troppi “rispecchiamenti” di genere offertici dall’usuale produzione. Insomma, tipi che vivono, respirano. Inutile ridescriverli, essendone la configurazione in trio ormai del tutto consolidata. E in più, appunto dalla capacità di Aldo-Giovanni-Giacomo di articolare un discorso autonomo nell’immersione contestuale, totale ma discreta, deriva il senso della loro comicità sottilmente provocatoria e non del tutto “immediata”. Le tre coppie in vacanza sono “in situazione” ma tentano costantemente di liberarsi da un’estate che rischia di finire male; e nello stesso tempo si impegnano con una certa responsabilità a recuperare le condizioni per un paradossale riavvio dei rapporti, sia esterni che interni a se stessi. Con lo stereotipo, dei comportamenti e dei sentimenti, si può anche vivere. La “capanna” (lo vedrete) non si costruisce da sola. Il mondo delle “cazzate” e delle “cose importanti” è il medesimo mondo che si può cercare di gestire e forse recuperare. E forse modificare. Lode alla “particina” di Michele Placido, un maresciallo dei carabinieri autoironico e divertente come non mai. Simpatica la “liberazione” delle tre mogli dalla standardizzazione dei ruoli (liberatoria l’intesa per il bagno nude di notte). Delicati i sentimenti delle nuove generazioni (figli di varia età), nel rispetto del possibile, non solo presente. La passione più vera, esagerata, è quella di Aldo per Massimo Ranieri (unione e fusione di generazioni). Perciò il cantante (e attore) chiama il suo fan sul palco durante un grande concerto. Cosa pretendere di più?

Franco Pecori

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30 gennaio 2020