La complessità del senso
17 11 2019

La belle époque

La belle époque
Regia Nicolas Bedos, 2019
Sceneggiatura Nicolas Bedos
Fotografia Nicolas Bolduc
Attori Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi, Denis Podalydès, Michaël Cohen, Jeanne Arènes, Bertrand Poncet, Bruno Raffaelli, Lizzie Brocheré, Thomas Scimeca.

C’è chi fa film fantastici e chi li trae da una storia vera. E c’è chi la storia la ricostruisce anche dalla singola memoria della stessa persona che l’ha vissuta, mettendola in scena come in un set cinematografico. La “trovata” commerciale, offre risvolti bel al di là della soddisfazione di Antoine (Guillaume Canet), ideatore e produttore dell’agenzia Time Traveller. Vengono offerti pezzi di passato appartenuti alla Storia, scene settecentesche o incontri con grandi scrittori come Hemingway; o anche frammenti di vita personale. Una squadra di attori è pronta a interpretare i più diversi ruoli. Victor (Daniel Auteuil), vecchio illustratore e fumettista, trova difficoltà ad adeguarsi alle nuove tecnologie, cosa che accentua la crisi di rapporti con la moglie Marianne (Fanny Ardant), psicoanalista, matura anche lei, ma ben integrata nel “virtuale”. Victor sceglie di rivivere il giorno in cui incontrò proprio Marianne, amore della sua vita. Era il 1974. Gli viene chiesto di radersi la barba bianca, tingersi i baffi e vestirsi con abiti secondo la moda di quella ch’egli ricorda come la sua “Belle époque”. Da questo momento una dimensione comunque “virtuale” occupa i momenti “reali” della memoria. L’uomo sta al gioco e s’immedesima nella ricostruzione. La brava Doria Tillier, nei panni di Margot, affascina l’incantato Victor come fece allora Marianne. Nella doppia dimensione, di finzione scenica e di vivido sovvenire della memoria, mito personale e nuovi sentimenti si fondono in una “battaglia” esistenziale che coinvolge la dialettica dei linguaggi, in uno sviluppo teoretico “in atto”. Mentre si conferma il valore realistico dell’arte, traspare la distanza semiotica della forma: qualsiasi “segno” non può che vivere di una sua propria virtualità. Si arriva così, “naturalmente” (naturalezza virtuale) alla riconciliazione dei contrasti, sia iniziali (tra Marianne e Victor), sia in progress (per il disturbo sentimentale che il ruolo di Marianne giovane crea a Margot nel suo rapporto con Antoine. Tutto ciò, non facile da dire, si traduce in una commedia gradevolissima e piena di umorismo profondo, grazie alla levità della recitazione (bastano i nomi in cartellone) e all’intelligenza con cui tutto il cast interpreta l’invenzione di Nicolas Bedos, regista per il quale il tempo è sempre presente e la “realtà” è comunque tra virgolette. [Già passato a Cannes fuori concorso, alla Festa del Cinema di Roma 2019, Sezione Tutti ne parlano]

Franco Pecori

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7 novembre 2019