La complessità del senso
24 02 2024

The Woman King

The Woman King
Regia Gina Prince-Bythewood, 2022
Sceneggiatura Gina Prince-Bythewood, Dana Stevens
Fotografia Polly Morgan
Attori Viola Davis, Thuso Mbedu, Lashana Lynch, Sheila Atim, Hero Fiennes Tiffin, John Boyega, Jayme Lawson, Adrienne Warren, Masali Baduza, Jordan Bolger,  Jimmy Odukoya.

Africa 1823, il regno del Dahomey (sulla costa occidentale, oggi Benin),  asseconda da un paio di secoli la tratta degli schiavi in cambio della produzione dell’olio di palma a favore dei bianchi. Ghezo, nuovo re, vivrà la svolta storica, grazie all’eroismo del suo esercito femminile,  le amazzoni Agojie, fortissime e abili, addestrate al combattimento dalla grande Nanisca (Viola Davis, premiata a Cannes). Non sarà soltanto la sconfitta del regno nemico, Oyo (oggi Nigeria), ma specialmente il trionfo delle donne guerriere, votate alla pratica violenta supportata da profonda fede nell’esclusività del valore. Il tema antico cade oggi in un contesto di cui è superfluo sottolineare l’attualità, storica e politica. La figura di Nanisca impone riflessioni sulla dignità del riscatto femminile, sia pure in una cifra estetica non liberata da scorciatoie effettistiche, soprattutto nelle scene di combattimento, spettacolari e prevedibili. La spinta di una religiosità militaresca sostiene la supervolontà delle “amazzoni” nel susseguirsi di momenti di esibita efficienza tecnica e fisica. Spade e polveri da sparo. Gli scontri violenti chiedono appropriata adesione al portato simbolico delle figure, solo parzialmente attenuato da una per altro stereotipa piega sentimentale di alcune scene dedicate alla figura di Nawi (Thuso Mbedu), accolta nell’addestramento guerriero dopo aver rifiutato l’imposizione paterna della tradizionale “donazione” matrimoniale. Pieno riscatto, fisico e morale, attende la giovanissima adepta, accolta con indulgenza e poi con più che ammirata stima (“figlia mia”, dirà Nanisca) nella struttura addestrativa del Palazzo Reale. Atletismi e tecnicismi armaioli vengono esibiti secondo dinamiche confinanti con la cifra del surreale cinematografico di radice orientale, ma va bene.  Antropologia culturale all’americana, che male c’è?

Franco Pecori

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1 Dicembre 2022