La complessità del senso
18 12 2017

Il palazzo del Viceré

Viceroy’s House
Regia Gurinder Chadha, 2016
Sceneggiatura Paul Mayeda Berges, Gurinder Chadha, Moira Buffini
Fotografia Ben Smithard
Attori Hugh Bonneville, Gillian Anderson, Manish Dayal, Huma Qureshi, Lily Travers, Jaz Deol, Om Puri, Michael Gambon, Neeraj Kabi, Denzil Smith, Simon Callow, David Hayman, Tanveer Ghani, Sarah-Jane Dias, Simon Williams, Arunoday Singh.

Delhi, 1947. Dopo 300 anni, il dominio britannico in India è alla sua conclusione. Il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten (Hugh Bonneville), con la moglie (Gillian Anderson) e la figlia, arriva nel Palazzo del Viceré per gestire la transizione dell’India verso l’indipendenza. Saranno gli ultimi sei mesi dell’Impero di Londra. Il compito è molto delicato, il momento è storico. I problemi di convivenza tra musulmani, induisti e sikh esplodono nella loro portata culturale e politica. La presenza di Ghandi (Neeraj Kabi) non basterà a rendere meno difficile il passaggio che comporta la divisione tra India e Pakistan decisa da Churchill nel quadro degli esiti del conflitto mondiale (“Non abbiamo sconfitto il Giappone per fare un favore all’Urss”, pensano i vincitori). Nello stesso Palazzo di Delhi lavorano 500 persone e già lì emerge il problema prospettico di una coesistenza. Ai piani superiori si svolge il complesso negoziato tra Lord Mountbatten, Gandhi e Jinnah (Denzil Smith), il fondatore del Pakistan. Ai piani bassi si accendono le prime scintille e divampa il fuoco dei contrasti religiosi e sociali non più comprimibili del reticolo delle convenzioni professionali e comportamentali. All’esterno, nell’immensa regione, il risultato sarà la più grande emergenza profughi della storia, con un milione di morti tra i 14 milioni di sfollati, musulmani verso il Pakistan e indù e sikh in India. La regista Gurinder Chadha, nata nel 1960 a Nairobi in Kenya e vissuta nella Londra occidentale, si considera cresciuta “nell’ombra della Partizione”, i suoi antenati essendo vissuti ai piedi dell’Himalaya ed essendo i suoi nonni scampati alle violenze settarie del periodo. Chadha ha voluto impegnarsi, dopo il successo del suo Sognando Beckham (2002), nel racconto di quello snodo storico, nella tradizione del cinema britannico – Richard Attenborough (Ganghi 1982), David Lean (Passaggio in India 1984). L’esigenza di trasmettere al pubblico l'”impatto di quella scissione sulla gente comune” induce però la regista a virare con qualche accentuazione di troppo l’ottica della sceneggiatura verso la storia d’amore di due giovani, la musulmana Aalia (Huma Qureshi) e l’induista Jeet (Manish Dayal), finendo per omogeneizzare l’intenzione di ricerca con lo stilema romantico popolare. La prestazione di attori di assoluto livello – soprattutto Hugh Bonneville e Gillian Anderson – non basta a rendere la complessità del dramma anche personale di figure indotte dall’intrigo politico a recitare una parte falsa imposta da ragioni e interessi internazionali, petrolio compreso. Curata e corretta la rappresentazione ambientale e scenografica.

Franco Pecori

 

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12 ottobre 2017