La complessità del senso
21 08 2017

Omicidio all’italiana

film_omicidioallitalianaOmicidio all’italiana
Regia Marcello Macchia, 2017
Sceneggiatura Marcello Macchia, Gianluca Ansanelli, Luigi Luciano, Daniele Grigolo, Danilo Carlani, Sergio Spaccavento
Fotografia Massimo Schiavon
Attori Maccio Capatonda (Marcello Macchia), Herbert Ballerina (Luigi Luciano), Gigio Morra, Sabrina Ferilli, Roberta Mattei, Ivo Avido (Enrico Venti), Fabrizio Biggio, Lorenza Guerrieri, Ninni Bruschetta, Antonia Truppo.

Marino Peluria (Herbert Ballerina) direbbe: «È come se uno fa un film e capisce come sono gli italiani». Sono ingenui gli italiani? Sono sempliciotti? Marcello Macchia, il Capatonda delle parodie e dei giochi di parole nutrito dalla Tv e dalla pubblicità, bambinone intelligente, insiste nella strategia della persuasione divertita, occulta non abbastanza, confermando la qualità dell’operazione sperimentata con Italiano Medio, sua prima regia (2015). Due anni fa Macchia, in pieno accordo col furbo Alfonso (Ballerina) del film, si era domandato: perché far funzionare il cervello al 20% quando già ne basta il 2%? La pertinenza era e sarebbe anche qui argutamente centrata, ma con Omicidio all’Italiana si va oltre l’ipotesi operativa, siamo nella piena constatazione dei fatti e nella diretta deduttività degli esempi. Basta seguire ciò che accade nel paesino abruzzese di Acitrullo, avendo in memoria vicende di cronaca italiana, Isola del Giglio, Avetrana, Cogne  altre “storie vere” narrate dalla Tv con sapiente occhio “giornalistico”.  Per l’omicidio un po’ fasullo del film, l’analogia parodistica prende le forme di una trasmissione di successo popolare, “Chi l’acciso?”, condotta da una Sabrina Ferilli (Donatella Spruzzone!) fin troppo esemplarmente ammiccante. I fratelli Piero e Marino Peluria, sindaco (Maccio) e vicesindaco (Ballerina) di Acitrullo, inadeguati o, se volete, palesemente adeguati, sono alle prese con la “morte annunciata” del piccolo centro, quattro case arrampicate su un cocuzzolo dell’entroterra abruzzese. Il sogno di Marino è andare finalmente a Campobasso, mentre il sindaco farebbe miracoli per far arrivare internet e la banda larga. Per ora, può far suonare la misera banda musicale, tanto per dare soddisfazione alla contessa Ugalda Martirio in Cazzati (Lorenza Guerrieri), sofferente di gravi allergie. Un bel giorno, la troveranno morta in casa. Chi l’accisa? Il mistero diviene boccone prelibato per gli operatori dell’informazione, avidi di storie vere-non-vere da dare “in pasto” al pubblico facilone, golosissimo di stereotipie terra-terra. La troupe televisiva, fotografi e cronisti a frotte piombano sul paesino di 16 anime scuotendolo come un sisma medievale. Acitrullo si popola di turisti curiosi, la strada si riempie di auto, di famiglie in gita organizzata. La vita e la morte si fondono in un triste, forse orribile, spettacolo di arrendevole fanatismo. Amministratori e amministrati vanno a comporre la medesima minestra, la sgradevole paccottiglia di cui tentano di approfittare  l’Andre8 o l’Andre9 di turno. Non meno coinvolte nella finzione disfunzionale risultano le forze investigative. Gigio Morra è il Commissario Fiutozzi, Roberta Mattei è l’agente Gianna Pertinente. Tutto bene, divertente a suo modo. Per il futuro, pensate se, per caso, «uno fa un film e capisce la diversità tra Fellini e Antonioni». Sarebbe bello.

Franco Pecori

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2 marzo 2017