La complessità del senso
26 06 2017

Non si ruba a casa dei ladri

film_nonsirubaacasadeiladriNon si ruba a casa dei ladri
Regia Enrico Vanzina, 2016
Sceneggiatura Enrico e Carlo Vanzina
Fotografia Enrico Lucidi
Attori Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, Stefania Rocca, Manuela Arcuri, Maurizio Mattioli, Teco Celio, Ria Antoniou, Lorenzo Balducci, Liliana Vitale, Barbara Ramella, Ralph Palka, Fabrizio Buonpastore, Rosa Ferraiolo Bordon, Diego Migeni, Alessandro Sanguigni, Rosario Terranova, Tatiana Winteler.

Italia, Svizzera e ritorno. Un Monopoli vincente – la partita è in corso ma il pronostico (secondo gli autori del film) è schiacciante – che salva la vita agli onesti, non rende antipatici i disonesti e fa tirare un sospiro di sollievo al pubblico della commedia all’italiana, catena degli interpretanti infinita almeno da quando Albertone disse: “E sto a scherza’ “. Il sollievo può venire dalla consapevolezza di essere, in quanto pubblico pagante, partecipe di una partita persa (i Politici, la Giustizia, la Burocrazia, le Banche, il Sottobanco, i Valori, la Furbizia, gli Appalti) e di vedere rappresentato il tutto con una dose di ottimismo sufficiente, anzi abbondante, tale da giustificare l’opportuna benevolenza verso i protagonisti, “buoni” e “cattivi” senza speciale distinzione. La benevolenza serve al pubblico per non guastarsi lo stomaco con sostanze troppo indigeste se non “trattate” con la dovuta maestria nazionale (cinematografica, s’intende). Abbiamo allora un Vincenzo Salemme bravo e performante in scioltezza, nei panni di Antonio Russo, imprenditore medio rovinato dal deputato maneggione, Simone Santoro (Massimo Ghini). La prima parte è legnosa, le battute espongono ingredienti tematici in maniera non-allusiva, ma forse è per non creare al pubblico pagante eccessive difficoltà interpretative iniziali. Poi, dalla Camilluccia all’Alberone, il racconto entra in una fase di situazioni “a specchio”. Antonio e la moglie (Stefania Rocca), ridotti a fare i camerieri a casa di Simone e Lori (Manuela Arcuri, nella parte ingiustificatamente parodistica della pervenuta) e a chiedere ospitalità alla vecchia zia Titina (Liliana Vitale), scoprono il modo per vendicarsi e rovesciare il destino. In Svizzera ci sono i soldi del deputato, perché lasciarli in quel deposito dorato? Inutile raccontare, il solo pensiero che possa venire in mente una qualche analogia con I soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958) fa accapponare la pelle. Diciamo soltanto – e lo possiamo dire in quanto il risvolto è intuibile in maniera chiara già subito dopo le legnosità iniziali – che la vendetta del napoletano sul romano si compie scivolando via come un olio di macchina. Un aiuto valido lo dà, a suo modo (cioè imitando perfettamente se stesso), Maurizio Mattioli nella parte di Giorgio Bonetti, sceso per forza di cose dal livello di venditore di auto a quello di autista di limousine. Enrico Vanzina ha parlato, anche a nome del fratello Carlo, di «un esempio di vera commedia all’italiana». Ci ha fatto pensare a certi appassionati di musica jazz, quando dicono: «Questo è vero jazz», avendo ascoltato un pezzo rispondente alla propria preferenza poetica (non è di poesia che stiamo parlando). 

Franco Pecori

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3 novembre 2016