La complessità del senso
18 12 2017

Birdman o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza

film_birdmanBirdman (or The Unexpected Virtue of Ignorance)
Regia Alejandro González Iñárritu, 2014
Sceneggiatura Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris Jr., Armando Bo
Fotografia Emmanuel Lubezki
Attori Michael Keaton, Zach Galifianakiis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts, Lindsay Duncan, Merritt Wever, Jeremy Shamos, Bill Camp, Damian Young, Stefanie Bari, Frank Ridley, Benjamin Kanes, Joel Garland, Natalie Gold, Katherine O’Sullivan.
Premi Oscar 2015: film, regia, sceneggiatura, fotografia. Golden Globe 2015: Michael Keaton attore prot. in commedia; sceneggiatura (aggiornato il 23 febbraio).

Sarà paura della Solitudine? Si potrebbe anche dire in estrema sintesi, ripensando al cinema del messicano Alejandro González Iñárritu, autore il quale sin dall’esordio con Amores Perros (2000) e poi con le altre celebrate opere, 21 grammi – Il peso dell’anima (2003), Babel (2006) e Biutiful (2010), non ha smesso si inzeppare i suoi film di storie che s’intrecciano e si condizionano in una rete inestricabile (fatale?) di condizionamenti e determinano l’andamento del Destino alquanto misterioso, ricco e multiforme, casuale/non casuale, indecifrabile. Negli angoli più lontani della Terra e/o nei luoghi più remoti dell’anima “accadono cose” che in qualche modo si somigliano e rendono l’umanità simile a stessa, sostanzialmente infelice. Qui siamo nella testa di un attore, Riggan Thomson (Michael Keaton), divenuto famoso per aver interpretato il supereroe Birdman. Riggan si è identificato con il personaggio e non riesce a liberarsene. Non riesce o inconsciamente non vuole? Il supereroe che ormai è in lui gli offre la “via di scampo” dai problemi personali e di famiglia, che sono alquanto pesanti. E soprattutto, forse, gli ha offerto la “gloria” nel contesto della grande comunicazione, dandogli l’illusione di essere un grande attore. Ora, finito il tempo della celebrità massmediologica, si tratta di risalire la china dell’arte. Riggan tenta la via del teatro importante, cerca di mettere in scena a Broadway un lavoro tratto dal racconto di Raymond Carver: What We Talk About When We Talk About Love. I tre giorni di prove in vista della prima saranno drammatici, le difficoltà professionali si fonderanno con quelle tecniche, dello spettacolo e di tutto ciò che la presenza di attori sulla scena comporta, specie se uno dei protagonisti (Edward Norton) sarà portato anch’egli a confondere realtà e finzione nella sua propria vita, col risultato di complicare la stratificazione dei rapporti con il personaggio principale. Se non bastasse, la figlia di Riggan (Emma Stone) è una brava ragazza sull’orlo del suicidio. In scena succede di tutto, il dramma da rappresentare è appassionante, ma al centro resta il dilemma interiore nella testa dell’ex Birdman: attore o celebrità? La titolare della critica teatrale del più importante giornale non ha dubbi (per dirlo, avrà anch’ella i suoi motivi): celebrità. La ricerca di chiarezza interiore comporta per Riggan (e per lo spettatore) un’analisi del contesto attuale, di una cultura che assume sempre più i caratteri dell'”ignoranza”, della povertà di consapevolezza (opportunismo diffuso?). Lasciando stare i temi più vistosi e usuali, del rapporto teatro-vita, del linguaggio critico e delle frasi fatte (etichette), dell’istanza estetica e del dominio dei massmedia (ce ne sarebbe per un intero corso di lezioni universitarie), ci limitiamo a notare che la chiave di volta degli interrogativi è trovata da Iñárritu in una soluzione effettistica: a Riggan non resterà che indossare di nuovo i panni di Birdman e provare di nuovo a volare davvero sul cielo della metropoli. Il che fa entrare in contraddizione il film col suo stesso cinema, ossia col modo del regista di lavorare il materiale profilmico con la “naturalezza” dell’assenza d’artificio. Le virgolette intendono chiarire che il “piano sequenza” unico che alcuni hanno creduto di vedere nel film è in realtà uno pseudo piano-sequenza, dato che per inquadratura s’intende nel cinema la serie di fotogrammi che registrano la continuità di un punto di vista della macchina da presa, fino a che non subentri un altro punto di vista, per distanza dall’obiettivo e per angolazione rispetto al soggetto ripreso – e per sequenza s’intenderà l’insieme delle inquadrature di cui l’inquadratura considerata fa parte [cfr Breve storia del cinema, qui]. Elemento espressivo importante a connotare qui tale poetica è l’uso della musica, con la scelta di impiegare un solo strumento, la batteria (Antonio Sanchez), per un drumming jazzistico raffinato che interpreta con sensibilità i passaggi del racconto. Alla fine, si vola con Birdman. Il mondo (il pubblico) ne sarà grato all’autore, così si vuole dove si può. Viene in mente un recente tentativo di tradurre in cinema l’ardua tematica del “consegnare all’attore il destino del protagonista”: Synecdoche, New York di Charlie Kaufman, 2008, dove la prova di Philip Seymour Hoffman non era certo da meno. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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5 febbraio 2015