La complessità del senso
21 08 2017

Monuments Men

film_monumentsmenThe Monuments Men
Regia George Clooney, 2013
Sceneggiatura Grant Heslov, George Clooney
Fotografia Phedon Papamichael
Attori George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Hugh Bonneville, Dimitri Leonidas, Cate Blanchett, Justus von Dohnànyi, Zahary Baharov, Sam Hazeldine, Miles Jupp, Alexandre Desplat, Diarmaid Murthag, Serge Hazanavicius, Udo Kroschwald, Grant Heslov, Michael Dalton, Christian Rodska, James Payton.

Un film di guerra molto sui generis. George Clooney nei panni di uno storico dell’arte, Frank Stokes, organizza una squadra di esperti per recuperare e salvare le opere razziate dai nazisti. L’iniziativa è autorizzata dal Presidente degli Stati Uniti, Roosevelt. Il secondo conflitto mondiale sta per concludersi con la disfatta di Hitler, gli uomini del dittatore tedesco tentano di trafugare o distruggere quanto più possibile, affinché dell’odiato nemico non resti né storia né cultura. Bisognerà fare presto e avvicinarsi molto alla linea del fronte. Gli obbiettivi sono sparsi per l’Europa, in Italia, in Olanda, a Parigi, dove sono minacciate milioni di opere, dai Picasso alla Madonna di Bruges, al polittico di Ghent. Sta per compiersi un’orribile “cancellazione”, va evitato che si ripetano disastri come quelli che purtroppo la storia ci ha già consegnato e non solo ad opera della furia nazista. Il film di Clooney si apre proprio con Stokes che illustra il problema ai prescelti per l’operazione, mostrando loro un’immagine dell’Abbazia di Montecassino spianata dalle bombe. Un suggerimento “prospettico” per lo spettatore, a estendere l’osservazione e la riflessione in dimensione storica senza tralasciare pericoli per il futuro.  La squadra speciale è composta da personaggi non certo adatti alla guerra, si deve cominciare con un addestramento di base in Inghilterra, cercando di rendere un minimo accettabile la condizione fisica e la cognizione tecnica di uomini non più giovani che non hanno dimestichezza con quel che concerne l’uso delle armi e il muoversi in campo di battaglia. Il cast è composto da figure di alto profilo, la ricostruzione scenografica e ambientale è corretta e non aggressiva, la sceneggiatura è intrisa della discreta ironia che ha fatto di tutto il cinema di Clooney una continua proposta di riflessione elegante e arguta, intelligente e classica nello stile (Good Night, and Good Luck 2005, In amore niente regole 2008, Le Idi di Marzo 2011). La guerra non è mostrata nei suoi aspetti spettacolari più usuali – spesso gonfiati dal cinema meno attento alla produzione di senso -, ma è “sentita” come incubo da sciogliere, come sofferenza da “pulire”. Intensa e ben recitata anche la “piccola” parte della “collaborazionista”, interpretata da Cate Blanchett. La dizione “da una storia vera” è quantomai ridondante e inutile, tale è la verosimiglianza interna del film, nella sua fattura classica. Quasi un’implicita e provocatoria opposizione alle ovvietà da blockbuster.

Franco Pecori

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13 febbraio 2014