La complessità del senso
18 12 2017

Giovani ribelli – Kill Your Darlings

film_giovaniribelliKill Your Darlings
Regia John Krokidas, 2013
Sceneggiatura John Krokidas, Austin Bunn
Fotografia Reed Morano
Attori Daniel Radcliffe, Dane DeHaan, Michael C. Hall, Ben Foster, Jack Huston, David Cross, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh, Kyra Sedwick, David Rasche, John Cullum, Erin Darke, Leslie Meisel, Zach Appelman, Michael Cavadias, Kevyn Settle, Kate Madison.

1943 e seguenti. La Beat Generation? La Columbia University? La ricerca di una “nuova visione” dopo gli esiti catastrofici della seconda guerra mondiale e sulla scia dell’esistenzialismo europeo? I semi delle rivolte giovanili e delle stragi di droga e spiritualismo contro la sconfitta in Vietnam? I versi liberi contro la metrica prescritta, Henry Miller e James Joyce, il jazz settario e “interiore” contro gli standard da ballo, i sotterranei contro la City, il “cerchio” contro il cammino lineare e prospettico? Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac, miti di una poesia nuova le cui pagine sono anche pagine di vita nuova, arrivate a noi dal dopoguerra che cambiò le sorti del mondo e oggi rileggibili non senza turbamento intellettuale? Valeva la pena di convogliare una simile montagna di creatività innovatrice nella maschera di Daniel Radcliffe (Allen Ginsberg), sulla cui espressività si raggrumano ancora magiche e infantili intrusioni esoteriche potteriane? Il compito del neoregista americano John Krokidas (autore finora di pregevoli corti e di sceneggiature) si rivela francamente non poco arduo. In bilico tra biopic e thriller per via della storia (espressa come alquanto nervosa/morbosa) tra Lucien Carr (Dane DeHaan) e David Kammerer (Michael C. Hall), storia finita male e in cui restano coinvolti Ginsberg e tutto il gruppo di universitari, il film riduce la materia a una serie di citazioni sospese a mezz’aria tra la pagina scritta e la parola còlta in una falsa dimensione “live” che non corrisponde a una qualche vita vissuta. Il risultato è un effetto fumetto carente di background (gli unici momenti che somiglino un po’ a una qualche realtà sono quelli ambientati nei locali frequentati da afroamericani e dove si ascolta musica abbastanza verosimile). Nel complesso, i giovani beat hanno l’aria di ragazzi ingenui, più libertini che rivoluzionari, più impegnati a sfuggire al rendiconto di insegnanti e genitori che nella ricerca di nuove dimensioni d’esistenza. Se un nuovo cinema americano debba trovare fertilità in un tale giardino, forse può essere questo il vero problema prospettico posto dalla rassegna “Giornate degli autori”, in cui hanno trovato i Giovani ribelli, nell’ambito della Mostra veneziana del 2013. Risposta negativa.

Franco Pecori

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17 ottobre 2013