La complessità del senso
17 12 2017

Ci vuole un gran fisico

Ci vuole un gran fisico
Regia Sophie Chiarello, 2012
Sceneggiatura Angela Finocchiaro, Valerio Bariletti, Walter Fontana, Pasquale Plastino
Fotografia Gianni Fiore Coltellacci
Attori Angela Finocchiaro, Giovanni Storti, Raul Cremona, Elio, Jurij Ferrini, Antonella Lo Coco, Laura Marinoni, Rosalina Neri, Aldo Baglio, Giacomo Poretti.

Idee comiche standard per una problematica standard e simpatia standard della protagonista (Angela Finocchiaro) nei panni della cinquantenne in leggera crisi psicofisica dovuta al passaggio d’età, una condizione il cui portato massmediologico circola ormai usualmente nei padiglioni del megastore. Non a caso si chiama Eva il personaggio principale. Le sue caratteristiche formano una “novità” così risaputa da rifiutare in via preventiva una forma narrativa realistica del tipo “presa diretta”. La commessa che vende prodotti di bellezza contro le rughe e simili compie gli anni e sente piombare addosso scadenze irrevocabili, del corpo che non regge più il confronto con i modelli giovanili e dello spirito che stenta a mantenere l’ottimismo verso gli altri. Gli altri di Eva sono un marito separato parassita furbo italiano (Elio), una figlia “moderna” che suona il rock, un caporeparto perfido e senza cuore (Raul Cremona), un corteggiatore servizievole (Jurij Ferrini), una madre anziana provocatoriamente vispa (Rosalina Neri). Che fare? Vietato il “pedinamento” naturalistico, devono essersi detti gli autori (di radice televisiva e pubblicitaria il cammino della regista Chiarello). Ed essendo il problema principale della Finocchiaro di confermare il carattere “simpatia” a livello di primo ruolo, è sembrata giusta la soluzione “extra”: la figura di Giovanni (Giovanni Storti, al quale fanno compagnia con apparizioni fuggevoli i due compagni del trio, Aldo Baglio e Giacomo Poretti), surreale “angelo custode” che interviene a risolvere comicamente ma “saggiamente” i momenti critici di Eva. Il filo del racconto viene così decostruito in quadretti non progressivi, che vanno a formare una composizione autoironica trasparente, quasi didattica. Il progetto è comprensibile, il risultato è però debole, troppo insistente nella progressione delle ripetizioni, scontato nella pacificazione generale dei ruoli.

Franco Pecori

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7 marzo 2013