La complessità del senso
18 12 2017

La scelta

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Regia Michele Placido, 2015
Sceneggiatura Giulia Calenda, Michele Placido
Fotografia Arnaldo Catinari
Attori Raoul Bova, Ambra Angiolini, Michele Placido, Valeria Solarino, Manrico Gammarota, Monica Contini, Gennaro Diana, Marcello Catalano, Mejdi El Euchi, Vito Signorile, Tina Tempaesta, Vito Lopriore, Anna Castellaneta, Antonello Marini.

È passato quasi un secolo, la commedia L’innesto alla quale si è ispirato Michele Placido fu scritta da Luigi Pirandello nel 1917. In una società in forte evoluzione e purtroppo avviata a scelte gravissime di aggressività e tracotanza collettive, lo scrittore agrigentino, pur nella sua adesione alla politica mussoliniana, conservò l’impegno a sondare ed esprimere i valori estetici delle ambiguità borghesi, indagando principalmente i “misteri” e/o le polivalenze dell’individualità e dell’identità dei comportamenti. Nel film si è persa traccia dell’arte e della filosofia pirandelliane, la sostanza e la forma sono sostituite dai volti e dalla recitazione di Raoul Bova e di Ambra Angiolini; e della tematica sottostante resta la semiesplicita indicazione per un dibattito televisivo sulla voglia femminile di essere madre e sull’orgoglio maschile di assumere la responsabilità paterna. Placido (all’ottava regia dopo Pummarò 1989, Le amiche del cuore 1992, Un eroe borghese 1995, Del perduto amore 1998, Un viaggio chiamato amore 2002, Ovunque sei 2004, Romanzo criminale 2005 ) ha voluto vestire l’antico tracciato “universale” con immagini e situazioni dei nostri giorni. Le stesse figure degli interpreti, nella loro trasposizione da altre presenze contemporanee, hanno agevolato l’operazione, ma contribuendo al sensibile svilimento della profondità. Ambra Angiolini, nella parte di Laura, si applica con evidente convinzione nel ruolo drammatico della moglie moderna, attiva nell’educazione dei bambini, propensa alle frequentazioni amichevoli, la quale sente in sé la vocazione della maternità ormai con poche speranze dopo sette anni di tentativi non riusciti. Raoul Bova è Giorgio, marito fedele e amorevole, dalla personalità non troppo brillante e dalla bellezza decisamente composta. L’improvvisa violenza subita in un luogo oscuro della città vecchia ferisce la donna e nello stesso tempo le lascia la sicurezza di poter divenire madre, al di là delle speranze arrivate proprio negli ultimi giorni dalle prestazioni matrimoniali. Il ruolo più difficile, in questa fase, è di Bova, trattandosi del doppio sentimento dell’uomo al quale, improvvisamente, si presenta il dilemma di essere padre felice e/o “sminuito”. Situazione complessa che la regia stenta a rendere se non affidandosi a un uso intensivo della musica.

Franco Pecori

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2 aprile 2015