Sentimental Value
Affeksjonsverdi
Regia Joachim Trier 2025
Sceneggiatura Joachim Trier, Eskil Vogt
Fotografia Kasper Tuxen
Attori Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Anders Danielsen Lie, Jesper Christensen, Lena Endre, Cory Michael Smith, Catherine Cohen, Lars Väringer.
Premi Cannes 2025: Prix du Jury. EFA 2026: film, regia Joachim Trier, attrice Renate Reinsve, attore Stellan Skarsgård, sceneggiatura Eskil Vogt e Joachim Trier, colonna sonora Hania Rani.
In quella casa c’era una crepa. Nora (Reinsve), attrice teatrale e di serie tv, ha passato l’infanzia a origliare le liti tra i genitori, la madre psicologa e Gustav, padre regista cinematografico (Skarsgård), molto assente. Una crepa più grave di quella nel muro che vediamo in dettaglio all’inizio del film. La madre di Gustav, partigiana torturata dai nazisti, sarebbe poi morta suicida. E ora, Nora, se deve uscire sul palco, viene a volte presa dal panico. E comunque, negli anni, non è venuto meno l’affetto con la sorella Agnes (Lilleaas), studiosa di Storia. Il danese Trier (Copenaghen, 1974), norvegese da regista, coglie il momento del nuovo incontro genitore-figlie, quando Gustav, ricomparso dopo lunga assenza, viene a chiedere a Nora di essere protagonista del nuovo, forse ultimo film che ha deciso di girare. Trier procede secondo contiguità, metodo che qui favorisce lo sviluppo, lasciando allo spettatore le soluzioni emotive (a Cannes, dove il film ha ottenuto il Prix du Jury, si è parlato di “fazzoletti”). Morta la moglie, Gustav pensa di girare il suo nuovo film nella stessa casa, profonda eredità di un contrasto da sanare. Nora rifiuta il ruolo in modo netto e risentito. Ma la disponibilità, improvvisa e “casuale”, del Cinema Americano (New/Serial), nella persona dell’attrice Rachel Kemp (Fanning, attrice di registi come David Fincher, Robert Stromberg, Sofia Coppola), incontrata durante una retrospettiva di Gustav, offre al regista la possibilità di rimettere in questione il gomitolo. Stacchi di nero legano temi e vissuto, in un conflitto produttivo di senso. Morta la madre di Nora e Agnes, il passaggio della vecchia casa non più in vendita – grazie ai soldi trovati per il nuovo film da fare – è forse un po’ didascalico – sarà il set per il finale, con Rachel/Fanning nella parte della suicida – e tuttavia rimette sul tavolo il dramma di un gesto non certo digestivo. Entrano in scena, in modo più esplicito, le ragioni anche teoretiche dell’interdipendenza tra vita privata e scelte artistiche (attualità del contrasto tra strategie produttive del cinema e della tv). Nella parte centrale, molto tese e sostanziose (brava Reinsve) le tensioni dialettiche padre/autore-figlia/attrice. Breve e denso di senso anche estetico (Cinema e Tv-Netflix!) l’incontro con Peter (Lars Väringer), ex direttore della Fotografia. Il suo rifiuto della “macchina a mano” lo mette in fuori gioco. Durante la “lettura-prova” della sceneggiatura, la Fanning mostra credibilmente il lato umano dell’attrice. E poi il “successo” di Nora in teatro, ancora una volta l’assenza di Gustav, il contrasto con Agnes per il coinvolgimento del figliolo nel film. E la profonda rinuncia di Rachel, attrice onesta, resasi conto che il ruolo di protagonista sarebbe comunque restato, nella mente del regista, di sua figlia Nora. Il finale è conseguenza coinvolgente prevista, sarebbe stato difficile non scendere il gradino. E meno che mai senza la grandezza di Skarsgård, umano e sublime nella messa in scena di Presenza/Assenza, Vita/Schermo. Si parla già di Oscar, di sicuro siamo nel Sentimento.
Franco Pecori
22 Gennaio 2026