La complessità del senso
19 10 2017

Trash

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Regia Stephen Daldry, 2014
Sceneggiatura Richard Curtis
Fotografia Adriano Goldman
Attori Rikson Tevez, André Ramiro, Gabriel Weinstein, Selton Mello, Rooney Mara, Martin Sheen, Wagner Moura,  Nelson Xavier, José Dumont, Maria Eduarda, Jesuita Barbosa, Stepan Nercessian
Premi Festival Internazionale del Film di Roma, 2014, linea Gala e sezione Alice nella Città, Premio del Pubblico: Film.

Bambini che lavorano con la spazzatura, raccolgono rifiuti e li rivendono, vivono alla meglio emulando i gesti e le aspirazioni dei grandi in un mondo senza prospettive dov’è difficile giocare e obbligatorio fare sul serio. La polizia, cattivissima, costituisce l’incubo quotidiano con le sue incursioni minacciose e violente, un prete “avanzato” e impegnato sul campo (Martin Sheen) può dar loro una mano insieme magari a una signora americana di buona volontà (Rooney Mara). Il confine tra la montagna di rifiuti e le baracche della gigantesca favela di Rio è irrintracciabile, un po’ come il filo nascosto con cui sono tessute lì le regole della sopravvivenza. I bambini del film si chiamano Raphael (Rickson Tevez), Gardo (André Ramiro) e Rato (Gabriel Weinstein) e formano un team solidale ed efficientissimo, capace di mettere insieme intelligenze e abilità diverse per vincere qualsiasi battaglia. Dalla parte giusta, ovvio. Verso il finale, Raphael, il più generoso e sensibile dei tre, concluderà esortando: «Andiamo a fare la rivoluzione». A genitori e parenti tale coraggioso slancio non dispiacerà, con la loro generosità e il loro coraggio i  ragazzini risolvono problemi da grandi, soffrendo anche un po’ (molto), ma dandola a bere al mondo intero. Avrete capito che il britannico David Daldry, solito destreggiarsi con eleganza in ambienti espressivi anche molto sofisticati (Billy Elliot 2000, The Hours 2002, Molto forte, incredibilmente vicino 2011, The Reader – A voce alta 2008), ci regala stavolta un “gioiello” ben confezionato e adeguatamente risarcitorio, partendo dal romanzo di Andy Mulligan e approdando a un thriller/giocattolo coinvolgente e appassionate, che rende non solo sopportabile ma addirittura attraente l’orribile spettacolo della baraccopoli nel Brasile metropolitano di oggi. Daldry non perde di vista il risvolto attuale della storia e non trascura di informarci circa la radice specifica del Male da cui il film. Il malvagio di turno è un certo Santos (Stepan Nercessian), intenzionato a difendere, in combutta con il poliziotto corrotto e torturatore Frederico (Selton Mello), l’abbondante gruzzolo di tangenti messo insieme in vista del proprio successo elettorale (la poltrona di sindaco in vista delle Olimpiadi del 2016). Un suo giovane e brillante collaboratore pensa però di tradirlo. José Angelo (Wagner Moura) tenta abilmente di portare a termine  il piano di un cospiratore rivoluzionario Nelson Xavier) di cui è nipote e che sconta in carcere i meriti dell’opposizione ai corruttori. Senonché, nel momento culminante, viene scoperto e tentando la fuga perde il borsello contenente soldi e soprattutto gli elementi essenziali per rintracciare il malloppo e la documentazione che dimostrerebbe l’attività illecita di Santos. I tre piccoli eroi, dopo che Raphael ha trovato nella discarica l’oggetto prezioso, saltando come atleti del circo, sfuggono a qualsiasi caccia e vincono il Male con leggerezza e disinvoltura, piacendo al pubblico desideroso d’impegno. Non tutto il male viene per nuocere, si potrà pensare. 

Franco Pecori

 

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27 novembre 2014