La complessità del senso
24 08 2017

Spectre

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Regia Sam Mendes, 2015
Sceneggiatura John Logan, Neal Purvis, Robert Wade
Fotografia Hoyte Van Hoytema
Attori Daniel Craig, Ralph Fiennes, Léa Seydoux, Ben Whishaw, Naomie Harris, Rory Kinnear, Christoph Waltz, Dave Bautista, Monica Bellucci, Jesper Christensen, Andrew Scott, Alessandro Cremona, Stephanie Sigman.

Si arriva alla fine stanchi. E’ un senso di pieno, di saturazione da ridondanza. Un’idea-meccanismo, qual’è 007, ha bisogno, per vivere in un eterno virtuale, anche di sostanza umana, tale da risolvere la contraddizione in espressione di autentica valenza. Qui, alla 24ma prova di Bond, tutto è bello grande, scoppiettante, magniloquente, drastico, virtuoso, perfino ragionevole, ma non c’è anima – lungi da noi ogni sfumatura di moralismo né di critica del realismo referenziale che opprime la maggior parte dei prodotti “tratti da una storia vera”. La freddezza di Spectre è nella povertà di progressione drammatica, siamo in una giostra senza emozioni. Cinquantatre: non è nemmeno più un numero l’età dell’Agente 007 con licenza di uccidere. Eppure Sean Connery e Ursula Andress autorizzano ancora a sperare in un’evoluzione, benedicenti dagli antichi blocchi di partenza come se  avessero tutta la pista da percorrere. Sam Mendes poteva fare di più, ma si è messo sulla difensiva puntando al pareggio e ha dato al pubblico il gioco preferito da una platea sempre più disponibile, pare, al divertimento “puro”, alla giostra senza passioni. L’inquadratura è certamente sempre piena di cose che “accadono”, movimento, contrasto, improvvise deviazioni, elicotteri in picchiata, inseguimenti al limite dell’impossibile come può essere nelle strade anguste del centro di Roma, con effetto rivelatore dell’incongruità della città Caput Mundi nel mondo motorizzato. L’ironia britannica dell’antico Bond si riduce alla battuta messa lì quasi per doveroso rispetto, come quella sul cocktail che dev’essere “agitato, non mescolato”. Niente paura, c’è anche l’Aston Martin e c’è la pistola del manifesto. Ci sono divagazioni illustrate nei diversi continenti, da Città del Messico a Roma, dalle Alpi austriache a Tangeri e a Londra. C’è pure la cattiveria insistita di Oberhausen (Christoph Waltz), la cui motivazione col passare del tempo è andata via via scolorendo fino a lasciare la stessa missione S.P.E.C.T.R.E. in un bagno di generica malvagità e non spaventa più alcun criteriato il quale abbia un minimo di consapevolezza circa il probabile avvento di disagi mondiali di portata antropologica. E però attenzione: il prodotto è tecnicamente perfetto, almeno per la gran parte dei 148 minuti, ciascuno dei quali è costato poco più di 2 milioni di dollari. Nessun segno pur minimo di dilettantismo, ci mancherebbe. Perfino la breve apparizione di Monica Bellucci, vedova con veletta al funerale, è di una compiutezza impressionante, tanto da indurre l’insensibile Bond (ma sappiamo che in segreto l’Agente sa essere anche umano ormai) a concedere il brivido di un possibile contatto erotico. Attrazione è addirittura non solo lecita ma esplicita al primo impatto col film, per una memorabile sequenza introduttiva – e spettacolare in sé – che basterebbe a cancellare dalla faccia della Terra tanti tristi tentativi di commediola italiana degli ultimi decenni. Si dirà: e adesso cosa c’entra la commedia italiana col Bond/spettacolo al servizio della Regina? Niente, era per dire. Di non maggiore interesse, comunque, sono ormai le sorti della squadra guidata da M (Ralph Fiennes). Il fatto che Max Denbigh (Andrew Scott), nuovo capo del Centro per la Sicurezza Nazionale, abbia qualche dubbio sulla missione di Bond non colpisce la fantasia. E tutto sommato, perché dovremmo agitarci per la decisione dell’Agente 007 di andare a scovare nientemeno che Madeleine Swann (Léa Seydoux), figlia del suo vecchio amico, Mr. White (Jesper Christensen)? L’impressione è che gli sceneggiatori stessero pensando più che altro a preparare la strada alla bella-e-brava Léa per un prossimo futuro.  Una cosa è sicura, non si potrà tornare alle “visite parenti”, al passato inquietante della vita di James Bond. Niente più sensazioni di cieli in caduta (Skyfall), si sapeva già.

Franco Pecori

 

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5 novembre 2015