La complessità del senso
17 08 2017

Italiano medio

film_italianomedioItaliano medio
Regia Marcello Macchia, 2015
Sceneggiatura Marcello Macchia, Marco Alessi, Sergio Spaccavento, Daniele Grigolo, Danilo Carlani, Luigi Luciano
Fotografia Massimo Schiavon
Attori Marcello Macchia, Luigi Luciano, Enrico Venti, Lavinia Longhi, Barbara Tabita, Franco Mari, Gabriella Franchino, Francesco Splendori, Rodolfo D’Andrea, Matteo Bassofin, Adelaide Manselli, Nino Frassica, Raul Cremona, Andrea Scanzi, Pierluigi Pardo.

A mettere insieme, com’è stato fatto sia pure in maniera interrogativa, Checco Zalone e Marcello Macchia si rischia di fare dei due fenomeni una categoria. Il che complicherebbe la vita a quanti volessero riflettere sul senso da dare al lavoro dell’inventore del personaggio televisivo Maccio Capatonda (Mai dire Lunedì, Mai dire Martedì, la serie Mario, e produzione di spot pubblicitari), ora passato al cinema. La figura definita “italiano medio” non richiede sinossi, nasce e vive in una dimensione situazionale, agganciata alla liquidità del tempo, in una sorta di limbo morale rintracciabile in ambito psico-sociologico. Rispetto a Maccio, il personaggio di Checco (Cado dalle nubiChe bella giornataSole a Catinelle) è ancora un classico della commedia, ha una sua configurazione narrativa e comunque si muove in ambito attoriale, lasciando almeno formalmente ad altri la responsabilità registica. Il tema proposto in sostanza da Marcello Macchia è della resa trionfale di uno di noi a fronte delle difficoltà “insormontabili” di ogni tentativo di far andare il mondo nel senso ambientalista (lasciando stare, sia chiaro, problematiche più specificamente politiche). Maccio si arrende e, proprio in quanto si arrende, trionfa: scende di livello e invece di risolvere i problemi sceglie di vivere un’altra vita, più in basso, una vita bella e pronta, un mare facile da navigare. Qualcuno gli ha ricordato che non conviene utilizzare il 20% del cervello, c’è una pillola che aiuta a farne funzionare soltanto il 2% e tutto andrà liscio! Una meraviglia. Dopo il pensiero debole, il pensiero al 2%. Il pubblico si diverte molto e non lo fate sapere alle giurie dei festival cinematografici, almeno a quelle che ancora sopravvivono, data una certa tendenza a farne a meno e a sostituirle con il voto del pubblico, autorizzando sul piano critico i risultati del botteghino, direttamente. Ma c’è di più. Nel caso di Marcello Macchia, il box office cinematografico si sposa con l’indice di ascolto televisivo e possiamo dire, con buon diritto teoretico, che la ragione del matrimonio è nel linguaggio audiovisuale, entro cui si uniforma il messaggio. Come si sa fin dalla prima lezione di un corso massmediologico, nella comunicazione di massa è importante il feedback, la risposta pubblico, sia diretta sia più o meno mediata. Dalla quale risposta si genereranno “nuove” configurazioni e nuovi input culturali. E da questi le dinamiche di altri panorami e contesti autoconfiguratisi per il piacere, presumibilmente, del compiacimento facile. Facile, cioè “probabile” dal punto di vista dell’Informazione e cioè poco informativo, poco utile a un proseguimento culturale, produttivo di senso. Fa parte del gioco, in ambito magari leggermente più “alto”, il consumo di ovvietà scherzose proposto sempre più spesso e con crescente successo dalle “nuove” forme di proposta fruitiva, per esempio nelle edizioni web giornalistiche. Largo al “cazzeggio”. Ci fu un tempo, tra il 1955 e il ’59 in Italia, in cui – prima il sabato sera e poi, quando il programma tv fu spostato su richiesta degli esercenti dei cinematografi, il giovedì sera – la proiezione del film s’interrompeva per far posto alla visione di “Lascia o Raddoppia?”, quiz condotto da Mike Bongiorno. Ora, finalmente, non c’è più bisogno di interruzioni. La Televisione sostituisce direttamente il Cinema, non solo il film.

Franco Pecori

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29 gennaio 2015