La complessità del senso
26 10 2021

Titane

Titane
Regia Julia Ducournau, 2021
Sceneggiatura Julia Ducournau
Fotografia Ruben Impens
Attori Agathe Rousselle, Vincent Lindon, Garance Marillier, Laïs Salameh, Nathalie Boyer, Théo Hellermann, Dominique Frot, Myriem Akheddiou.
Premi: Cannes 2021, Palma d’oro.

Crash, ma non è un titolo. Il secondo film di Julia Ducournau (dopo Raw 2016) ha vinto la Palma del 2021 a Cannes e la cosa ha fatto chiasso. Chissà cosa avrà voluto dire la giuria presieduta da Spike Lee. L’opera della regista parigina, ultimamente sulla punta dell’horror teso modernista, è molto meno sconvolgente di quel che può sembrare. Alexia (Agathe Rousselle), da bambina, viene operata dopo un incidente d’auto. Una placca di titanio nella testa. Accuserà dei disturbi, o quelli che a noi sembreranno tali. Se Alexia ci fosse nata col titanio nella testa, sì che vi sarebbe stato da riflettere. Ma l’intervento era chirurgio e per di più non per cambiare il mondo bensì per salvare una vita. Il resto è retorica dell’immagine horror-tecno-scientifica: “il tempo che viviamo”, o che possiamo anche vivere sfuggendo dai nodi del complesso sessuale. La morale c’è, può dare fastidio perché pesa sulle immagini “da rifiutare”, oppure da accogliere come benefit dell’incongruenza, come risarcimento dell’inadeguatezza. Ma il tema non è ancora il ciborg e siamo indietro rispetto alla conclusione/apertura dell’ultimo Godard. Ducournau gioca sulle possibilità delle nuove elettrofinzioni, approfittandone per trasformare in meraviglia dell’impossibile la probabilità di una devianza. Vincent (Lindon) è una specie di padre da incesto “come tanti”. E sulla verità, Caterina Caselli voleva forse dire qualcos’altro nel 1966. Niente, un crash volgarotto, tanto per giocare una prossima volta. Non c’è da meravigliarsi né da irritarsi troppo se una donna con titanio in testa fa l’amore con l’automobile. Ne abbiamo già viste tante negli autosaloni del secolo scorso.

Franco Pecori

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30 settembre 2021