La complessità del senso
14 06 2024

Elvis

Elvis
Regia Baz Luhrmann, 2022
Sceneggiatura Baz Luhrmann, Craig Pearce, Sam Bromell, Jeremy Doner
Fotografia Mandy Walker
Attori Austin Butler, Tom Hanks, Olivia DeJonge, Helen Thomson, Richard Roxburgh, Luke Bracey, Natasha Bassett, David Wenham, Kelvin Harrison Jr., Xavier Samuel.

Cinema/musica/musica/cinema. Epoca. “Si nasce con un destino o è invece un destino che bussa alla nostra porta?” Fondante, purtroppo nel film, è la banalità dell’interrogativo del Colonnello Tom Parker (Tom Hanks): “tutto e niente” nella vita di Elvis Presley, se ciò che invece conta sia la musica del ragazzo che cambiò il suono e l’immagine del Novecento. Come l’immagine di Marilyn/Warhol è e non è la persona e l’arte della Monroe, l’artificio iconarrativo di Baz Luhrmann (Romeo + Giulietta 1996, Moulin Rouge 2001) è tangenziale rispetto alla forma e sostanza rivoluzionaria della figura di Presley. Il rapporto tra il valore estetico di quella “nuova musica” e la sua rappresentazione rifondativa del vivere e dell’immaginare, del rappresentarsi in maschera esistenziale nel quadro della Nuova Epoca è dato – lo possiamo sapere oggi – non più dal sempre possibile recupero della Vendita del Sé quanto piuttosto dal miserrimo confronto tra vecchio/nuovo suono Cinquanta/Sessanta e ultratristezza non-musicale dell’attuale Vendita di forme di vita/sponsor che stereofruttano ripetitività orfane di senso. Cinema figurativo, qui, al servizio di un ribobolo non-indispensabile, rispetto a questioni ancora tutte da risolvere – e nemmeno sfiorate, ancora per ora, in contesti sociopedagogici seppur elementari, quali il passaggio (baratro?) dal Blues dei campi e dal Gospel al Be-bop dei piccoli locali alla fusione, veleggiando sulla cresta del ballabile Swing, delle nuove tecniche materico/strumentali. In altre parole, non è per arrivare ai Måneskin che ci debba toccare di viaggiar sulle movenze pelviche del ragazzo di Tupelo, trovare all’angolo della Strada Maestra l’indicazione di una “Sinatra-My-Way” ribollita nello sfinimento pseudoclassico del nonsapere. Luci sfavillanti e strappi musicali inadatti al Tic-toc. E allora? Speriamo almeno che sia un primo invito a riformattare la disponibilità di ascolto che s’è venuta perdendo con la perdita, proprio, del rapporto musica-corpo, ossia della Elvis-lezione come contrario dell’immagine-musica prossima ventura. Se la vita privata di Elvis si frantuma, vista oggi, viene da pensare piuttosto alla necessità di nuove compagnie, quali furono allora B.B. King e Little Richard. Austin Butler è interprete credibile, Tom Hanks non dei migliori Hanks.

Franco Pecori

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22 Giugno 2022