La complessità del senso
19 10 2017

Red Krokodil

film_redkrokodilRed Krokodil
Regia Domiziano Cristopharo, 2013
Sceneggiatura Francesco Scardone
Fotografia Domiziano Cristopharo
Attori Brock Madson, Valerio Cassa, Simone Destrero, Viktor Karam.

Domiziano Cristopharo, il “disvelatore creativo”. Il performer dadaista, già autore di opere come House of flesh mannequins e The Museum of Wonders, dopo la partecipazione alla rivisitazione del genere horror presentata recentemente nel circuito indipendente (P.O.E. Poetry of Eerie), si applica a perlustrare «recessi lasciati dai più nell’oscurità». L’oggetto che ne ricava è da consegnare alle coscienze del mondo, specialmente in momenti di crisi non solo economica, politica e finanziaria ma culturale e morale. La droga è argomento principe e in un certo senso più che risaputo, eppure vi sono aspetti dall’impatto oltremodo impressionante, quasi sconosciuti, soprattutto per la portata devastante della presenza di certe droghe in strati della società tutt’altro che ristretti. E’ il caso del Krokodil, diffuso in modo molto preoccupante in Russia. Si tratta di una sostanza ricavata dalla codeina, dallo iodio e dal fosforo rosso – il medesimo della testa dei fiammiferi: è la desomorfina, sostanza che poi viene contaminata dal “consumatore” con altre di carattere tossico e corrosivo. Iniettata in endovena, provoca effetti corrosivi sulla pelle, fino alla cancrena, per cui i tossicodipendenti sono anche costretti all’amputazione degli arti. I primi casi risalgono al 2002, nella Siberia orientale, poi la diffusione in tutta la Russia e nei paesi vicini. Si è registrata finora una forte opposizione delle case farmaceutiche al divieto o al controllo di vendita delle pillole. Ma il film non è un “documentario”. Cristopharo vuole rappresentare, insieme al disfacimento fisico del tossico interpretato da Brock Madson, la corruzione del profondo provocata dalla sostanza. E ci vengono proposte immagini “interiori”… L’impresa, come si può intuire, è ardua sul piano estetico quanto apprezzabile nella sostanza. Il protagonista si ritrova solo e perduto in un ambiente residuo di una distruzione nucleare, prigioniero della propria dipendenza eppure riflessivo, alla ricerca di insperabili sottrazioni comunicative. E così rimane preda del disfacimento totale. Non mancano citazioni esplicite a opere della pittura (Mantegna), o del cinema (Pasolini), nei momenti del narcisismo allucinatorio dove si tenta il passaggio dal corpo alla realtà “altra”, trasognata e trasfigurata. L’uso continuo del nudo non sempre riesce a tenere il livello della necessità espressiva, restando a volte nell’enunciato. Il testo (voce fuori campo) che descrive gli stati d’animo del personaggio viaggia in una dimensione a tratti “ingenua”, scolastica. Vi sono tuttavia momenti coinvolgenti, specialmente quando le immagini si sottraggono all’insistenza metaforica dell’horror utilizzato come “trasferimento” da un piano all’altro della “realtà” e emerge il concetto negativo della vita come condanna. Un Adamo si aggira sofferente nella natura contaminata, spira un vento impietoso e la città deserta non dà segni di rinascita. Eppure, il  tossicodipendente trova la forza di convincersi, in un estremo tentativo di introspezione, a recuperare se stesso: “Devo provare a tornare di nuovo un uomo”. Come? Non si sa.

Franco Pecori

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23 gennaio 2014