La complessità del senso
18 12 2017

Suite francese

film_suitefranceseSuite française
Regia Saul Dibb, 2014
Sceneggiatura Matt Charman, Saul Dibb
Fotografia Eduard Grau
Attori Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Sam Riley, Matthias Schoenaerts, Tom Schilling, Lambert Wilson, Margot Robbie, Ruth Wilson, Harriet Walter, Eileen Atkins, Clare Holman, Deborah Findlay, Simon Dutton, Eric Godon, Diana Kent, Juliet Howland, Nicolas Chagrin, Niclas Rohrwacher, Martin Swabey, Luan Gummich, Tara Casey, Dominik Engel.

«Se vuoi vedere com’è la gente, fai una guerra». La verità profonda di certi detti è stata purtroppo verificabile a più riprese nella storia. Nel film dell’inglese Saul Dibb (La duchessa 2007), tratto dal romanzo della scrittrice ucraina di origine ebraica Irène Némirovsky, deportata e morta di tifo ad Auschwitz, i sofferti rapporti non solo tra civili francesi e soldati tedeschi durante l’occupazione nazista (1940-44) ma anche tra i cittadini stessi di Bussy, piccolo centro alle porte di Parigi, sono, più che sottofondo, sostanza significativa entro cui si sviluppa la vicenda sentimentale di Lucile Angellier (Michelle Williams, I segreti di Brokeback Mountain 2005, Synecdoche New York 2008, Marilyn 2011) e Bruno von Falk (Matthias Schoenaerts, Un sapore di ruggine e ossa 2012, Bullhead). Lucile attende in campagna notizie del marito prigioniero mentre la suocera (Kristin Scott Thomas, Quattro matrimoni e un funerale 1994, Il paziente inglese 1996) continua severamente a pretendere dai mezzadri le quote mensili relative alla tenuta di famiglia. Uno dei contadini, Benoit (Sam Riley, Maleficent 2014), si dimostra ribelle e propenso alla resistenza, rischia la vita per difendere la moglie Madeleine (Ruth Wilson) dalle voglie di un soldato tedesco. Proprio mentre l’ospite forzoso, Bruno, sta conquistando il cuore di Lucile, si rende necessario nascondere Benoit in casa, dato che i tedeschi minacciano la rappresaglia. Finirà col rimetterci il Visconte di Montmort (Lambert Wilson), collaborazionista. Di fronte alla chiamata del dovere, patriottico/umanitario da una parte e militare dall’altra, nessuno si tira indietro, né Madame Angellier, la quale acconsente alla preghiera di Lucile, né l’ufficiale tedesco, rivelatosi nel frattempo estraneo al nazismo e raffinato musicista (suona al piano la sua composizione). Attende lo spettatore un finale in sospensione, tale da salvare le due facce, dell’amore universalmente trasversale e della coscienza del mondo contrario alla violenza e alla guerra. L’incastro narrativo è gestito con intelligente misura estetica da una regia oculata e insieme appassionata, con l’apporto essenziale dei tre interpreti principali  – vedremmo un gradino al di sopra la contegnosa partecipazione della Scott Thomas, capace di riassumere nella figura del personaggio l’oggettiva complessità del racconto – la cui espressività è ben integrata nell’oggetto di riferimento (l’epoca, il contesto, i modi). Meritevolmente Dibb ha saputo contenersi di fronte alla tentazione del “documentario”. La storia è stata scritta dalla Némirovsky “a caldo”, tanto da non poter essere finita e dall’essere poi recuperata, nel 2004, grazie alla figlia dell’autrice, Denise Epstein, ma il film assume i connotati espressivi di un grande racconto d’amore, vero e simbolico.

Franco Pecori

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12 marzo 2015