La complessità del senso
17 08 2017

The Counselor – Il procuratore

film_thecounselorThe Counselor
Regia Ridley Scott, 2013
Sceneggioatura Cormac McCarthy
Fotografia Dariusz Wolski
Attori Michael Fassbender, Penélope Cruz, Javier Bardem, Cameron Diaz, Brad Pitt, Bruno Ganz, Rosie Perez, Dean Norris, Natalie Dormer,  Goran Visnjic, Rubén Blades, Sam Spruell, Toby Kebbell, Édgar Ramírez.

Il potere invasivo della droga e corruttivo del denaro. Ridley Scott ritaglia la storia di una tentazione pericolosa per costruire un thriller spettacolare che lascia all’esterno del quadro le “normalità” della vita comune e mantiene in primo piano le personalità dei protagonisti, figure supportate dalla valenza “stellare” del supercast. Il romanziere premio Pulitzer Cormac McCarthy (Non è un paese per vecchi) ci mette la penna e la sceneggiatura diviene anche una rassegna piuttosto “impressionante” di frasi filosofiche, anche spicciole, sulla visione del mondo che circola in certi ambienti dove arroganza e spregiudicatezza convivono col pericolo e    l’inesorabilità delle conseguenze che ciascuna scelta comporta. Tocca a Michael Fassbender vivere la storia crudele dell’avvocato che non sa resistere al richiamo dei soldi facili, che poi facili non sono per niente e che, anzi, producono rischio mortale. Scelta della maschera giusta ed efficace, l’attore non ha compiti di speciale espressività, gli è stato assegnato il “semplice” compito di testimonial, di se stesso e della vicenda nel suo insieme, così si aggira fra gli altri personaggi, assorbendone di momento in momento le ripercussioni caratteriali e le ansie dovute allo stress terribile di una vita sul filo dell’eterno drammatico paradosso: l’infelicità dell’ultrapiacere. Sesso semiesplicito per la scena d’attacco, attrattiva quanto basta (Penélope Cruz) per incoraggiare a una visione rilassata non troppo; fronti corrucciate e sguardi cinici nel vuoto con annessi sorrisi allusivi, distribuiti da un Javier Bardem più che mai convinto della propria ineluttabile sapienza; fascino da calciatore arreso al proprio destino debole da parte di un Brad Pitt scapigliato e sfortunato; glacialità e ambiguità trionfante di una Camer Diaz, regina filosofica spietata e compiaciuta in un mondo di “fessacchiotti” autocompiaciuti e perdenti. Sequenze piacevolmente costruite secondo il montaggio a incastro che sembra ormai imprescindibile per il racconto di una storia anche qualsiasi, selezione del materiale plastico continuamente variante e ri-compositiva per inquadrature-suspence degne del grande regista. Il quale però questa volta sembra come prigioniero di se stesso e cede alla ridondanza letteraria del motteggio di figure un rigonfie di sapienza esistenziale. Nuova, ma anche facilmente estraibile, la sequenza dell’autoerotismo della Diaz contro il parabrezza dell’auto di Bardem, guidatore esterrefatto. Divertissement di un genio del cinema, lontano per una volta dai suoi momenti felici – I duellanti, Blade Runner, Hannibal.

Franco Pecori

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16 gennaio 2014