La complessità del senso
18 12 2017

Anna Karenina

Anna Karenina
Regia Joe Wright, 2012
Sceneggiatura Tom Stoppard
Fotografia Seamus McGarvey
Attori Keira Knightley, Kelly MacDonald, Aaron Taylor- Johnson, Jude Law, Matthew Macfadyen, Michelle Dockery, Emily Watson, Olivia Williams, Holly Grainger, Ruth Wilson, Domhnall Gleeson, Alicia Vikander, Bill Skarsgård, Eros Vlahos, Alexandra Roach.
Premi Oscar 2013:
Jacqueline Durran, Costumi.

Dal realismo di Lev Tolstoj alla composizione in quadri teatrali di Joe Wright, la storia di Anna, moglie dell’ufficiale governativo Aleksej Karenin (Jude Law) e travolta dalla passione per il biondo conte Aleksej Vronskij (Aaron Taylor- Johnson), porta fino a noi anche il mito di Greta Garbo, per una rilettura dell’arte della diva che interpretò il personaggio nel 1935, con la regia di Clarence Brown (miglior film straniero a Venezia, Vronskij era Fredric March). Wright lascia al talento di Keira Knightley la libertà di vivere la propria Karenina con una ragionata spontaneità neoromantica, che esalta le doti espressive dell’attrice, volte soprattutto a rendere la generosa sensibilità sentimentale di una donna disposta a mettere in gioco la propria esistenza al di là delle risposte, anche deludenti, che le vengono da quanti le stanno o le potrebbero stare accanto. Ma la valenza passionale è in-quadrata dalla regia in una serie di sequenze che esibiscono, proprio tecnicamente, gli stacchi per unirle/dividerle, come fossero quadri di una rappresentazione teatrale. Ciò non significa che nelle scene sia sacrificato l’aspetto anche spettacolare – uno per tutti l’esempio del gran ballo durante il quale si precisa la reciproca attrazione di Vronskij e Anna (viene da pensare a Visconti). Il risultato è però di una scansione quasi-astratta del racconto, lo spettatore è chiamato a una riflessione colta, consapevole, sulla valenza del tema in chiave contemporanea. Si rafforza così anche una legittimità culturale dell’idea tradizionale dell'”eternità” dell’arte, appunto in funzione di una possibile ed esplicita continuazione interpretativa. E dicevamo della Garbo, la cui figura già nel ’35 rappresentò, con la superba freddezza esplosiva che la contraddistinse, la forza drammatica e “rivoluzionaria” dell’istanza di una libertà sentimentale, non ancora raggiungibile nel contesto di allora (1874) ma ben “comprensibile” in prospettiva futura. L’inglese Joe Wright mostra tutta la sua pregevole esperienza, proveniente da film come Orgoglio e pregiudizio (2006), Espiazione (2007). Coadiuvato da Tom Stoppard, lo sceneggiatore di Una romantica donna inglese (Joseph Losey, 1975) e di Shakespeare in Love (John Madden, 1998), il regista valorizza la coerenza delle ambientazioni (scenografia di Sarah Greenwood) con il montaggio ellittico dei quadri e permette ai diversi momenti del racconto di mostrare la propria interdipendenza, fino a sfiorare, a volte, il ritaglio autonomo di temi nel tema, come il notevole – per modernità del sentimento – passaggio che vede Karenin e Vronskij quasi affratellati davanti alla sofferenza della donna che amano. La coniugazione per quadri agevola anche la scansione del film in storie parallele e complementari, come quella dell’amore impossibile del proprietario terriero Levin (Domhnall Gleeson) per Kitty (Alicia Vikander), sorella minore della cognata di Anna, a causa dell’altrettanto impossibile preferenza della ragazza per Vronskij;  storie che danno al film, pur senza le possibilità narrative della scrittura di Tolstoj, il respiro di una giusta articolazione non strettamente deterministica. Tanto che i riflessi romantici e tragici del romanzo restano “freezati” nel suicidio di Anna come in una visione interna del dramma, bloccati nell’attimo di una sospensione necessaria più che risolti nell’esito di una progressione diegetica.

Franco Pecori

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21 febbraio 2013