La complessità del senso
15 09 2019

La fuga

La fuga
Regia Sandra Vannucchi, 2017
Sceneggiatura Sandra Vannucchi, Michael King
Fotografia Vladan Radovic
Attori Lisa Ruth Andreozzi, Donatella Finocchiaro, Filippo Nigro, Linda Cerabolini, Dario Andreozzi, Rebecca Barbini, Anna Maria Gori, Andrea Atzei, Silvia Salvatori, Emina Amatovic, Stefano Skalkotos, Chiara Ahmetovic, Francesco Murgia, Guido Francesco Paola, Claudio Gnomus, Alessio Spagnoli, Daniele Garofalo, Jelena Halilovic, Romina Ahmetovic.

A Pistoia, una famigliola perbene. Silvia (Lisa Ruth Andreozzi), 11 anni (ma ne dimostra 15) vorrebbe andare a vedere Roma. Perché? Bisognerebbe domandarlo a lei. Ma sarà perché Roma è un sogno universale. Comunque il viaggio nella capitale è una promessa che il papà (Filippo Nigro) e la mamma (Donatella Finocchiaro) le hanno fatto, se sarà brava a scuola. E ci vuole poco a essere brava a scuola, specie se un minimo di furbizia c’è. Ma come si farà con la mamma, la quale, depressa grave, non si leva dal letto e non vuole nemmeno vedere la luce? Il papà, da parte sua, comincia a dare segni di nervosismo. Il fratellino più piccolo assiste sorridendo. Silvia non vuole rinunciare al suo sogno e parte da sola. Da qui in poi, il film, nato vistosamente sotto il segno di una semplicità elementare – tanto da renderci difficile una distinzione tra il dire e il fare, tra soggetto/sceneggiatura e riprese/montaggio -, prende una piega equivoca. Non riusciamo più a capire se il punto di vista sia quello di Silvia o della macchina da presa, come se la regia mantenesse forzosamente il piano narrativo a mezz’aria, tra la volontà immaginifica della bambina e la realtà immaginata dal progetto-film. Il risultato è che vediamo una Roma semplificata, una città che somiglia a una serie di disegni fatti per compito da alunni delle elementari; una Roma che in nessun momento somiglia alla metropoli vera, con le sue “bellezze” e le sue drammatiche contraddizioni.  Sul treno Silvia, da sola, incontra Emina (Emina Amatovic), una ragazzina rom di qualche anno più grande, in giro “per lavoro”, come vuole la sua famiglia; sogna di fare l’avvocato da grande ma intanto la sua mamma vuole che lei porti a casa, la sera, i soldi che di giorno “guadagna” girando per la città. Silvia, come in un sogno, la segue e noi con lei conosciamo una Roma semplice, senza meraviglie né atrocità, misteriosamente immunizzante da qualsiasi angoscia, estraniante rispetto a qualsiasi domanda sul perché di certe situazioni (la vita dei rom, per esempio). Silvia vede sì un mondo che non conosceva, ma la sua esperienza si arricchirà soprattutto dal lato affettivo. Uno scorcio del Colosseo passa veloce e non lascia segno. Più importante il mito della Bocca della Verità. E più ancora è significativa la bontà di Emina, una bambina le cui differenze di vita non sono tali da doverne distinguere aspirazioni e/o fantasie. Ma qui Roma c’entra fino a un certo punto. A Pistoia non si era mai visto girare un rom? Sul piano narrativo, la semplificazione continua fino in fondo, le difficoltà per Silvia non esistono, la sua avventura finirà bene. Restiamo con la voglia di leggere il prossimo tema in classe della protagonista, prima che la si porti sul set per un altro film. 

Franco Pecori

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7 marzo 2019