La complessità del senso
29 06 2017

La tartaruga rossa

film_latartarugarossaLa tortue rouge
Regia Michael Dudok De Wit, 2016
Sceneggiatura Pascale Ferran, Michael Dudok De Wi
Musica Laurent Perez del Mar
Premi Cannes 2016, Un certain regard: Premio speciale.

Se andate cercando il perché siamo qui sulla Terra, non lo scoprirete con l’animazione delicata, raffinata, leggera e “poetica” dell’olandese Michael Dudok De Wit, già Oscar con il corto Father and Daughter (2001) e ora al suo primo lungometraggio. Il prodotto è garantito dalla coproduzione dello studio giapponese Ghibli – basti un titolo: La città incanta di Hayao Miyazaki, 2003. Il racconto è molto suggestivo, farete una visitina trasognata e forse un po’ aggraziata al giardino dell’Eden, non troverete suggerimento tracotante (trans+cogitans), solo un tratto di “matita” (penna grafica ed elaborazioni digitali) e una musicalissima composizione di suoni della natura. Nessun rimando universaleggiante. Premiato a Cannes e presentato alla Festa di Roma nella sezione “Tutti ne parlano”, il film vanta anche una nomination all’Oscar, ma tali consensi “ufficiali” non traggano in inganno: l’emozione che le immagini trasmettono è di tipo intimo, profondo, siamo condotti per una stradina interiore, lontana da traguardi mimetici. Il naufragio iniziale non ha Motivo, non è un precedente e non è nemmeno Causa della situazione in cui veniamo a trovarci. Sì, veniamo anche noi, soprattutto. Il naufrago è vagamente triste, non disperato. Si guarda attorno, l’ambiente non è nemico, colori tenui, suoni armoniosi, il mondo non è cattivo. Vorremmo anche noi, una volta, risvegliarci così, con la fiducia di farcela, con la sensazione di poter trovare comunque una soluzione. Il protagonista s’accorge di granchi, di uccelli, di alberi e cespugli, di spiagge e di rocce, non cerca miracoli. Calmo, va in mare con una zattera inadeguata, viene dissuaso da una grossa tartaruga rossa, un po’ strana. Non possiamo andare oltre senza togliere allo spettatore elementi di senso essenziali al racconto. Dobbiamo però sottolineare come il susseguirsi delle scene segua sì un andamento lineare, senza mai lasciare però la possibilità di un tratto “circolare”. La tartaruga conterrà in sé, vedremo, una vitalità “complementare”, essenziale alle (nostre) aspettative naturali. E assisteremo pacificati all’alternarsi della luce accecante del sole con lo splendore pieno della luna notturna. Saremo tranquillizzati, anche se i nostri capelli diverranno bianchi non resteremo soli. Lunga vita alla tartaruga compagna e madre. Il mare è con lei.

Franco Pecori

 

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27 marzo 2017