La complessità del senso
25 10 2021

L’amico del cuore

Our Friend
Regia Gabriela Cowperthwaite, 2019
Sceneggiatura Brad Ingelsby
Fotografia Joe Anderson
Attori Casey Affleck, Dakota Johnson, Jason Segel, Isabella Kai Rice, Violet McGraw, John McConnell, Jeronimo Spinx, Denée Benton, Jake Owen, Jason Bayle, Sampley Barinaga, Marielle Scott, Lane Alexander, Ahna O’Reilley, Paige King, Jacinte Blankenship, Azita Ghanizada, Reed Diamond, Gwendoline Christie, Cherry Jones.

Amore e amicizia: tema convenzionale, di confine, tutt’altro che semplice, non semplificabile fino a mutare troppo il senso di una dialettica “storicamente” formalizzata. L’americana Gabriela Cowperthwaite ha scelto per il suo film una base di partenza referenziale, un fatto accaduto, ma lasciamo stare la chiave “storia vera”: al relativo grado di verosimiglianza interna al narrare, tutte le storie sono “vere” (virgolette ineliminabili), o hanno “un fondo di verità”. Prendiamo atto della provenienza esperenziale del soggetto (sì, può succedere, è successo) e occupiamoci del tema che lo muove. Il racconto dice che il cabarettista Dane Faucheux (Jason Segel), durante le prove di uno spettacolo, chiese alla collega Nicole Teague (Dakota Johnson) di uscire insieme. Non sapeva che la donna fosse sposata, ne resterà innamorato per sempre, ma nel recinto del tema amicizia. Infatti, quando Nicole verrà colpita dal cancro, lei mamma di due bambine dolcissime e adorate, deciderà, insieme al marito Matt (Casey Affleck), giornalista lanciato verso una carriera brillante, di non coprire con inutili finzioni la gravità della situazione; e l’asticella del vivere quotidiano si solleverà di molto, tanto da lasciare spazio alla presenza sempre più frequente dell’amico Dane. Affettuoso e premuroso, l’uomo vorrà aiutare, diverrà parte integrante della famiglia, sacrificando il proprio destino in una nuova fusione sentimentale (amicale) anche con Matt. La regista sceglie di scandire le fasi del processo pratico/emotivo in una serie di flash, segnando con un moto ondulatorio avanti/indietro il “viaggio” soprattutto interiore di Dane. Dakota Johnson è brava a sostenere la parte della giovane madre che sa dare tutta se stessa al mantenimento di una “normalità” anche pratica pur nella nuova condizione negativa. Ma il peso maggiore, di un ruolo sul filo del dubbio, lungo l’asse di continue scelte minime/grandi, esterne/interne, decisioni che modificano di momento in momento la prospettiva di vita, l’impegno decisivo tocca a Casey Affleck. Il risultato è decisamente apprezzabile, del resto conoscevamo già nell’attore una capacità di accogliere sulla propria maschera sentimenti sottili e profondi, giocati su valenze espressive sfumate e incisive (Manchester by the Sea 2016). A citare qui alcune sequenze drammatiche anziché altre, toglieremmo valenza complessiva di senso al valore dialettico dello stesso titolo originale del film: asciutto, secco, senza il “cuore” della traduzione italiana. Relazioni si affacciano, si cancellano dolorosamente, il Nulla della fine si fonde con la solitudine dell’esistenza, male pur curabile nella coscienza di un fare dettato dalla cir-co-stanza. Intimità e lontananze sono dello stesso ceppo dell’esistere, al dunque: Dane, quasi disperato per la “generosità” che la sorte gli ha assegnato, cede all’esplorazione di un deserto roccioso, americano, parte col sacco e con la tenda e non può non incontrare, strada facendo, una Teresa/solitudine (Gwendoline Christie) che lo avverte senza  mezzi termini: “Non sei solo come pensi di essere”. E chi lo sa. E se, un anno prima della diagnosi mortale, Nicole ha avuto un’infatuazione per un uomo più grande di Matt? E se Matt, durante i suoi viaggi professionali… Conterà di più la capacità, al dunque, di contenere i sentimenti nel confine dialettico della tradizione, della con-venzione, senza cedere a fughe bugiarde. Chiamando in soccorso un’ “infermiera” (Cherry Jones) che sappia far compagnia nell’ultimo tratto. Poi proseguire.

Franco Pecori

 

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18 marzo 2021