La complessità del senso
19 10 2017

Father and Son

vert def_Layout 1Father and Son
Regia Kore-Eda Hirokazu, 2013
Sceneggiatura Kore-Eda Hirokazu
Fotografia Mikiya Takimoto
Attori Masaharu Fukuyama, Machiko Ono, Yoko Maki, Lily Franky, Shogen Hwang, Jun Fubuki, Jun Kunimura, Kirin KIki, Isao Natsuyagi, Megumi Morisaki, Keita Nonomiya.
Premi Cannes 2013 concorso: Prix du Jury.

Cristallino nella forma ma un po’ frenato nella dimensione poetica. Il film del cinquantunenne giapponese Kore-Eda Hirokazu, documentarista televisivo apprezzato fin dagli esordi cinematografici a Venezia nel 1995 (Maboroshi) e poi a Cannes nel 2001 (Distance), esprime con lucida diligenza una problematica già chiara di per sé, sol che se ne rappresenti il piano situazionale. Due bambini di sei anni, Keita (Keita Nonomiya) e Ryusei (Shogen Hwang), educati in due famiglie molto distanti per posizione sociale e per abitudini culturali, si trovano a dover affrontare le difficoltà dovute allo scambio di indentità avvenuto alla loro nascita: ciascuno dei due è stato allevato dai genitori biologici dell’altro. Keita, sottoposto a un’educazione rigida dal padre Ryota (Masaharu Fukuyama), verrà rispedito presso Yudai (Lily Franky) e Yukari (Yoko Kaki), padre e madre veri per compatibilità sanguigna e ben diversi per il loro comportamento, più “alla mano” rispetto a quello dei genitori cui fu assegnato alla nascita. E soprattutto Ryota, manager ricco e ambizioso, vedrà ora il proprio ambiente “sterilizzato” subire l’arrivo di Ryusei, bambino cresciuto in una situazione di maggiore libertà e abituato ad affrontare i propri doveri con una disinvoltura “inconcepibile” per la mentalità riservata ed esclusiva con la quale l’uomo ha “diretto” il menage della propria famiglia. Descriviamo la situazione dal punto di vista dei due bambini (bravissimi e simpatici attori) perché è sul piano del loro iniziale disagio e della loro progressiva adattabilità che può misurarsi meglio la cifra poetica del film, bloccato per il resto nella dimensione didascalica del tema da dibattito. Priorità al Sangue o alla Storia? L’arduo dilemma verrà sciolto con delicatezza, rispettando i canoni socio-pedagogici più attuali e affidando alle due madri, Midori (Machiko Ono) e Yukari (Yoko Maki) – come già avveniva in situazione per certi versi analoga ma spostata sullo scenario mediorientale (Israele-Palestina) nel film di Lorraine Lévy, Il figlio dell’altra (2012) – il compito di attutire il colpo della stravolgente scoperta e di aiutare i rispettivi mariti a “riformattare” il proprio ruolo di padri. Kore-Eda conduce il racconto secondo una progressione non-drammatica, badando di più alla razionalità progettuale del disegno. E alla fin fine, il pacco si confeziona con una carta da regalo elegante, senza perdere la “naturalezza” dell’assunto sotteso: siamo essere storici, con il programma di vivere sul filo della polivalenza la duplice componente della vita, Natura e Cultura. Il Malick di The Tree of Life (2011, Palma d’oro a Cannes) non è molto lontano, sol che si sostituisca Grazia a Cultura. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

 

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3 aprile 2014