La complessità del senso
16 11 2018

Notti magiche

Notti magiche
Regia Paolo Virzì, 2018
Sceneggiatura Paolo Virzì, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo
Fotografia Vladan Radovic
Attori Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Giancarlo Giannini, Roberto Herlitzka, Paolo Bonacelli, Ornella Muti, Marina Rocco, Andrea Roncato, Giulio Scarpati, Emanuele Salce, Giulio Berruti, Ludovica Modugno, Ferruccio Soleri, Simona Marchini.

“Cercate di fare i bravi, scrivete sceneggiature belle, aprite le finestre, imparate la lezione che questa vicenda vi può aver dato”. Il discorso, alla fine del film, è rivolto ai tre giovani finalisti del famoso premio Solinas, per la scrittura cinematografica. La fonte autorevole è istituzionale, il benevolo predicozzo è pronunciato da un capitano dei carabinieri (Paolo Sassanelli). Tutto è bene quel che finisce bene. Accusati di omicidio, Antonio Scordia (Mauro Lamantia), Luciano Ambrogi (Giovanni Toscano) e Eugenia Malaspina (Irene Vetere) passano la notte sotto interrogatorio nella stazione dell’Arma. Raccontano agli uomini in divisa come siano arrivati a poter essere implicati nel fattaccio che ha visto annegare nel Tevere il noto produttore cinematografico Leonardo Saponaro (Giancarlo Giannini). Metteranno la testa a posto? C’è da augurarselo, suggerisce Virzì. Intanto, il regista si dilunga a riferirci il racconto dei tre ed entriamo così in un certo mondo del cinema italiano, anzi romano. Siamo nei giorni e nelle notti dei Mondiali di calcio del 1990, “notti magiche” (dalla canzone di Gianna Nannini composta per quell’occasione) e non troppo fortunate, vista la sconfitta in semifinale degli azzurri ai calci di rigore. Periodo “nero” per i protagonisti del film. Paolo Virzì tenta una regia in chiave di Noir, ma resta alla commedia, pesantemente ironica e molto allusiva. Cercare una via per fare del cinema si dimostra per i giovani tutt’altro che semplice, dato il contesto, uno zoo di opportunisti, uomini e donne, volgari approfittatori, falsi sapienti, vecchi stravissuti e, per dirla in breve, fauna di uno zoo ormai nemmeno più rappresentativo della situazione produttiva, virata decisamente verso il mezzo televisivo. Fellini e Antonioni (Ferruccio Soleri nei panni del maestro Pontani) sono ancora vivi, ma del loro cinema restano nell’immaginario visioni manieriste che non portano a prosecuzioni vitali e anzi riducono le figure a sbiadite mitologie. Una lunga sequenza al ristorante (ma non solo quella) dà un’idea ambientale più che colorita. La musica di Carlo Virzì, con un’arietta che rimanda vagamente al Rota felliniano, indica un tipo di lettura. Figure allusive a personaggi del nostro cinema malato di sgradevoli presunzioni e di impegnative illusioni si affollano in una scena “catastale” spinta all’eccesso, in un cianciare continuo da una “predica” all’altra, tra morale ed estetica, in un montaggio frenetico non richiesto, leggibile crediamo come generica parodia del manierismo imperante più recente, anche nostrano. Viene voglia di considerare una tale reprimenda sarcastica in controluce rispetto al bel film precedente di Virzì, Ella & John – The Leisure Seeker, girato significativamente in America. Sarebbe una provocazione accettabile. [Festa del Cinema di Roma 2018, Eventi Speciali]

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8 novembre 2018