La complessità del senso
28 06 2017

Kingsman: The Secret Service

KINGSMAN_70x100Kingsman: The Secret Service
Regia Matthew Vaughn, 2014
Sceneggiatura Jane Goldman, Matthew Vaughn
Fotografia George Richmond
Attori Taron Egerton, Colin Firth, Samuel L. Jackson, Mark Strong, Miachel Caine, Sofia Boutella, Jack Davenport, Mark Hamill, Samantha Womack, Morgan Watkins, Edward Holcroft, Sophie Cookson, Christian Brassington, Tom Prior, Tobi Bakare, Nicholas Banks, Chris Proctor, Lily Travers, Fiona Hampton.

«I modi definiscono l’uomo». E figuriamoci il cinema! L’espressione chiave, per bocca di Harry Hart (Colin Firth), spia gentleman del Secret Service britannico dallo stile rigoroso e dalla preparazione puntigliosa, configura con autoironia londinese lo stile della specialissima aggressività del personaggio – la famiglia d’origine è quella degli 007 ma qui sale in primo piano l’eleganza, la sartoria è un ripostiglio di “nobiltà”. Vincente negli scontri fisici in virtù di un’intelligenza perfettamente al passo con la tecnologia d’avanguardia, Harry affronta le prove più ardue contro forze anche debordanti con la più ferma determinazione e sicurezza di prevalere, sempre senza scomporsi. L’organizzazione di cui è responsabile in secondo grado – al vertice vediamo il vecchio e carismatico Arthur (Miachel Caine) – prepara uomini valorosi ad affrontare qualsiasi difficoltà. Colpito dalla morte di un compagno durante un “lavoro” rischioso, l’agente elegante e snob si sente nobilmente in dovere di aiutare il figlio rimasto orfano accogliendolo nell’agenzia segreta dopo averlo inserito nello specifico e durissimo programma di addestramento. Il giovane Gary Unwin (Taron Egerton) è un rude “villain”, imparerà i segreti del mestiere e con essi le adeguate maniere che ne faranno il degno successore di Harry Hart. Tratto dal fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons, il film dell’inglese Matthew Vaughn, regista  inizialmente volto al thriller di denuncia  (The Pusher 2004), passato poi al fantasy (Stardust 2007) e al genere fumetto, thriller (Kick-Ass 2010) e fantascienza (X-Men – L’inizio 2011), attinge ancora all’ispirazione grafica e fumettistica accentuandone la portanza del contenuto in riferimento all’attualità del contesto. La Terra si sta facendo luogo sempre più insufficiente per la popolazione mondiale e l’eccentrico miliardario Valentine (Samuel L. Jackson), appassionato di computer e di web, ha in mente la realizzazione di un suo sciagurato progetto di “umanitario”. Nella sua mente, l’umanità  è il virus che minaccia la vita del Globo, sterminandone la gran parte si renderà possibile la nascita di una nuova era felice per i pochi che si salveranno. L’arma “curativa” sarà una speciale SIM card, offerta gratuitamente con abile mossa pubblicitaria agli utenti di tutto il mondo e condizionata in modo da indurli misteriosamente alla pazzia, rendendoli aggressivi e assassini. Valentine ha per assistente una donna semibionica, Gazelle (Sofia Boutella), quasi imbattibile nello scontro fisico. Il ruolo di harry è magistralmente sostenuto da Colin Firth, il quale sa proiettare con incredibile nonchalance la spietata durezza del proprio compito in una prospettiva di nuova civiltà, configurata sulle durature radici della dignità passata e non del tutto perduta. Harry non rinuncia ai modi, anche nei momenti disperati della lotta combattuta con movenze e mosse orientali egli impone l’eleganza di una superiorità intima, non improvvisata ma attinta dalla storia. Per un momento sembrerà che la barbarie della sim-card truccata vinca e segni il destino perverso dell’umanità e si vedono scene di aggressività totale in cui gente di ogni colore s’imbestialisce cercando il nemico nel prossimo suo. Non serviranno nemmeno più, sembra, macchine speciali o trucchi frutto dell’inventiva, basterà una certa qualità bestiale che gli umani saranno pronti ad estrarre dal proprio intimo nascosto. Per fortuna la conclusione – ma è anche ovvio, specie se si tiene conto che a tratti traspare la mira del film verso un target di pubblico giovane, finanche a delineare un’ambizione formativa – non sarà così nera e il futuro riserva a Gary Unwin un piacevole riavvio d’esistenza. Vedrete.

Franco Pecori

 

 

 

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25 febbraio 2015