La complessità del senso
18 12 2017

Justice League

Justice League
Regia Zack Snyder, 2017
Sceneggiatura Chris Terrio, Joss Whedon
Fotografia Fabian Wagner
Attori Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Gal Gadot, Jason Momoa, Ezra Miller, Ray Fisher, Willem Dafoe, Jesse Eisenberg, Diane Lane, Connie Nielsen, J.K. Simmons, Amber Heard, Jeremy Irons, Kiersey Clemons, Billy Crudup, Ciaran Hinds, Joe Morton, Samantha Jo, Eleanor Matsuura, Lisa Loven Kongsli.

Ah la Giustizia! Salvare il mondo, salvare il mondo… Ci vorrebbe uno? Non è necessario, ve ne sono già cinque. Ben Affleck è Batman, Gal Gadot è Wonder Woman, Jason Momoa è Aquaman, Ezra Miller è Flash, Ray Fisher è Ciborg. Sono metaumani (dal greco, ma basta capire che meta è senza accento e che vuol dire “al di là”, “oltre”), gente che attraversa volando spazzi terraquei, tira con l’arco come scendendo dall’Olimpo, sferra calci e pugni come nella vecchia America con l’integrazione delle più avanzate arti marziali. Una volta erano nei fumetti settimanali, ora le “nuove tecnologie” hanno spalancato le porte dell’immaginario e ci sentiamo tutti più forti. Comunque, la forza di per sé non basterebbe giacché la forza inversa, quella del Male, non scherza e  se lasciata fare può rivoltare le sorti dell’umanità. Il Male… ma che sarà mai? Steppenwolf, per esempio (Ciaran Hinds), brutto e cavernoso qual’è, s’è messo in testa di mettere insieme le “Scatole Madri” (non chiedete tutto, scoprite i significati seguendo il film), prevedendo e sapendo che, anche e soprattutto per il Male l’unità (?) fa la forza. In questo caso, una forza irresistibile, distruttiva, annientatrice. Che ne sarà di quella famigliola che vive nella casetta in mezzo a un campo? Speriamo bene. Quando c’è l’onesta volontà di parare i danni del Male, si fa presto a mettere insieme una supersquadra. E’ vero che si parte da un momento di quasi sconforto: “Superman è morto, che ne sarà di noi?”, ma il senso della Giustizia – la Giustizia e basta, senza specificazioni – aiuta molto. Per il commissario Jim Gordon della Polizia di Gotham City (J.K. Simmons) sarà facile dare una mano. Le scatole madri sono il Potere, vagano da un mondo all’altro per l’Universo e attraversano la Storia. Non resta che avere fiducia. Superman (Henry Cavill) riemerge, è sempre Lui, Buono, Splendido nel fisico, nello sguardo, nel sorriso, nell’animo. Pacato e implacabile. Basta aspettare e tutto si sistemerà. Cioè il Mondo verrà salvato dal Potere. Qui ci sarebbe un problema, non è facile immaginare un mondo senza Potere. In ogni caso, la fatica di analizzare l’oggetto per capire come funziona e quindi modificarlo in Bene sarebbe più gravosa che quella di affidarsi alle straordinarie possibilità metaumane (dal greco). Insomma possiamo stare tranquilli e goderci lo spettacolo. La regia di Zack Snyder (L’alba dei morti viventi 2004, 300 2007, L’uomo d’acciaio 2013, Batman v Superman: Dawn of Justice 2016) gestisce al meglio le possibilità elettroniche, le poltrone ci tremeranno più di una volta, spesso, sotto il sedere, gli scontri terrificanti e gli schianti andranno in progressione geometrica fino a sforare in figure di danza, esteticamente risarcitorie di ogni violenza programmatica. Divertiamoci pure con la nuova macchina di Batman, l’ibrido elettrico Knightcrawler, potente, armato, che si arrampica ovunque – ma non pensiamo di usarlo contro i soprusi del traffico metropolitano. E vedrete che quella famigliola in mezzo al campo se la caverà. Ops, dimenticavamo il ritorno di Amy Adams, proprio nella parte di Lois Lane. 

Franco Pecori

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16 novembre 2017