La complessità del senso
24 08 2017

La corrispondenza

film_lacorrispondenzaLa corrispondenza
Regia Giuseppe Tornatore, 2016
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Fotografia Fabio Zamarion
Attori Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Shauna MacDonald, Simon Meacock,cFlorian Schwienbacher, Anna Savvy, Irina Karatcheva, Darren Whitfield, Patricia Winker, Oscar Sanders, Marc Forde, Simon Johns, James Warren, Ian Cairns.

La studentessa Amy Ryan (Olga Kurylenko) e il professor Ed Phoerum (Jeremy Irons), docente di astrofisica, si amano appassionatamente. Le nozioni e le ipotesi scientifiche, anche le più ardite, sono componenti del loro incontro sentimentale: la formazione delle galassie, l’universo e la teoria delle stringhe, i dubbi tra sincronie e coincidenze, il tema delle stelle “morte”, le stelle che vediamo ma non ci sono più. Sul versante della vita pratica, Amy si mantiene lavorando nel cinema come stuntwoman, rischiando spesso la pelle. Ed la chiama “la kamikaze fuori corso” e per lei il suo prof è “lo stregone”. Strada facendo, ci convinciamo che il professore coltiva una specie di ostinazione esistenziale. Colpito da un “astrocitoma” al cervello, incoraggia Amy a considerare progressivamente essenziali le tecnologie digitali nel mantenere in vita il loro rapporto. L’integrazione di virtuale e reale è oggi un concetto anche di moda, non è difficile considerarne la valenza narrativa. Tuttavia Tornatore, più che insistere sulla presunzione scientifica del racconto, si affida alla scelta poetica, preferendo pensare alla “forza dell’amore che non conosce ostacoli”. Sicché una certa macchinosità dell’invenzione, tendente man mano alla ridondanza, non cancella il valore sentimentale del film. Del resto, se lo Zalone di Quo vado? può ritrovarsi spedito dall’Amministrazione pubblica nel cuore dell’Africa e al Polo Nord per non aver voluto rinunciare al posto fisso, perché mai la kamikaze Amy non dovrebbe poter ricevere videomessaggi e lettere dal suo innamorato anche dopo la di lui “scomparsa”? Delle due situazioni, la meno improbabile sembra addirittura la seconda, dato per certo il valore paradossale della prima, mentre della “corrispondenza” che dà il titolo al film lo stesso regista si cura di fornirci le coordinate di verosimiglianza all’interno del racconto. Si dirà che il “trucco” organizzato da Ed per mantenere viva la propria presenza è sostenuto da una serie di coincidenze studiate e preparate al millimetro dal protagonista (efficace comunque l’immedesimazione attoriale del bravo Jeremy Irons). Il pieno e puntualissimo successo dei suoi calcoli e delle sue previsioni verso la destinataria dei messaggi può avere una credibilità equivalente a certi marchingegni delle favole, tanto più giustificabili quanto meno verosimili fuori dal contesto narrativo. Insomma è la solita questione del Verosimile filmico e della sua autonomia estetica dalla diretta referenzialità. Non entriamo qui nei dettagli del film di Tornatore per non rendere un cattivo servizio allo spettatore, che soltanto invitiamo a porsi in consonanza con lo spirito del film. Piuttosto, saremmo alquanto perplessi circa la necessità avvertita dall’autore in fase di sceneggiatura, di inserire nel film elementi di thriller esistenziale alquanto scontati e raccontati con debole suspence (vedi il viaggio di Amy a Pietroburgo e la componente psicologica relativa alla storia col padre). Più interessante, se mai, la “sacca” descrittivo-emotiva dei trasferimenti al Borgo Ventoso, nei quali si avverte un qualche contatto con la magia del cinema,  paradiso fiabesco tipico di Tornatore.

Franco Pecori

Print Friendly

14 gennaio 2016