La complessità del senso
24 06 2024

Mon crime – La colpevole sono io

Mon crime
Regia François Ozon, 2023
Sceneggiatura Georges Berr, François Ozon, Philippe Piazzo, Louis Verneuil
Fotografia Manuel Dacosse
Attori Nadia Tereszkiewicz, Isabelle Huppert, Rebecca Marder, Fabrice Luchini, Dany Boon, André Dussollier, Édouard Sulpice, Félix Lefebvre, Daniel Prévost, Evelyne Buyle.

Si può essere dalla parte giusta, difficile ma non proibito. Si può a parole, nei fatti, nell’immaginazione. A teatro, nel cinema. Nella Storia. Lo storico indaga la verità dei fatti (il giudice è in tribunale), l’artista cerca nel proprio immaginario, lo contamina, ne rappresenta un narrabile, ce ne propone un narrato. Per Ozon, sul set e poi sullo schermo, la proiezione si registra e poi si traferisce fino allo spettatore, mostrando in commedia il faticoso e anche divertito rispetto delle convenzioni financo sarcastiche, magari senza tanto darlo a vedere. L’argomento è un certo affermarsi del femminismo, sin dagli anni Trenta. Lascieremmo stare i Filoni, del tipo 8 donne e un mistero (2002) e Potiche (2010). Ci viene piuttosto in mente la sbigottita sorpresa della mamma e del patrigno di Isabelle, Giovane e bella (Marine Vacht) adolescente quasi d’oggi (2013), nel rendersi conto improvvisamente della strana esperienza che la ragazza ha potuto mettere insieme mentre tutto in famiglia scorreva liscio. Un uomo grande rimaneva senza fiato in uno dei rapporti a pagamento, l’ultimo, con la ragazza “perbene-non-proprio”. Riassumibile così, il tema dello scorrere della civiltà lungo una discesa consequenziale quanto moralmente “giustificabile” (ah), avrebbe avuto bisogno di intermediative riflessioni perché si potesse/dovesse ripartire e magari arrivare ai nodi più lontani nel tempo, quando il Me Too s’affermò sbigottendo. Morti improvvise, anche violente, intessute in un esistenzialismo perlopiù spicciolo quanto spietato, non hanno smesso di tracciare le cronache con un senso di assetata revanche generica (di genere). E si può mostrarsene anche stanchi. Ma non in un discorso serio, né lungo la via dirompente dell’arte. Del cinema. Di un film di Ozon. Con un sorriso difficile, con un’arguzia elegante, rispettosa del montaggio leggero e tuttavia dialettico, discorsivo delle inquadrature, delle sequenze, con i loro dialoghi non “professionali” né “letterari” e invece rivelatori a-simbolisti di realtà situazionale rappresentabile, col suo solito cinema, Ozon propone, ri-propone, fuori da Hollywood ma, per vie interne, non lontano da Hollywood, la commedia dei tempi migliori, che ora con lui sono gli ultimi nostri, dove verità e menzogna si rivelano ancora confrontandosi sotto forma femminile, sgusciando tra le cifre di una Giustizia convenevole e mostruosamente inconveniente. Non è così ingenuo, il regista, da farla passare liscia a tutti i personaggi velandone le responsabilità morali, soggettive e oggettive, trattandosì qui di una storia d’epoca non archiviabile con formule del tipo “Il fatto non sussiste”. Certo, si arriva, irrompente Isabelle (Huppert), a volersi valorizzare d’un crimine, sconquassando (si sorride, ma senza godere) la tribunalizia Giustizia delle convenienze sociali (anche un crimine può assumere valore per un proprio futuro nella società “ordinata”), reclamando per sé il “merito” delittuoso. Due donne (Pauline/Rebecca Marder e Madeleine/Nadia Tereszkiewicz) si sono aiutate per venir fuori da colpe sbilanciabili verso la “legittima difesa”. La terza (Odette/Isabelle Huppert) ribalta la scena e ci costringe a rileggere con attenzione. Non si sa come potrà finire. Davanti al sipario (Ozon parte da una pièce del 1934, di Georges Berr e Louis Verneuil) la scena di una probabile ingiustizia, asciugata dalla formula sacrosanta della “Legittima difesa”; dietro è in agguato l’impetuosa “Verità” dell’interessata (possibile) scelta di Odette, giustiziera di sé: “Mia è la colpa”. I vantaggi (possibili) potranno essere disponibili. Il giudice Rabusset (Fabrice Luchini) tende al proprio dovere, come dev’essere. Cast alto. Cinema morale di François Ozon.

Franco Pecori

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25 Aprile 2023